Ero sul balcone, con il caffè in mano. L’odore forte mi riempiva le narici, caldo e amaro. Una macchina è passata lenta in strada, rombando piano. La luce tamisée dell’appartamento di fronte filtrava dal rideau semi-chiuso. E lì, Marco, il vicino single, atletico come un runner. Mi ha vista. I nostri sguardi si sono incatenati. Io… in vestaglia leggera, un po’ aperta sul seno. Lui sorrideva, e io sentivo già il cuore battere forte.

Non ho chiuso il rideau. Anzi, ho lasciato scivolare la vestaglia un filo di più. Esposte le tette sode, i capezzoli duri per l’aria fresca della sera. Lui non staccava gli occhi. Il rideau si è mosso appena, come se stesse accarezzando il suo cazzo attraverso i pantaloni. Dio, l’adrenalina mi bagnava già la fica. Sapevo che mi stava guardando, e io adoravo quel brivido proibito. Vicini… così vicini, ma questo segreto ci legava già.

Lo Sguardo che Accende Tutto

Ho esitato un secondo, mordendomi il labbro. Poi, piano, ho infilato una mano sotto. Le dita sulla clitoride gonfia, umida. Lui ha capito. Ha fatto un cenno verso la porta. Io ho annuito, eccitata da morire. Pochi minuti dopo, bussava piano. Ho aperto, vestaglia aperta, nuda sotto. “Sofia… ti ho vista. Non ce la faccio più”, ha sussurrato, entrando veloce. La porta si è chiusa con un clic.

Mi ha spinta contro il muro del corridoio, le mani sui miei fianchi. “Cazzo, sei una troia da guardare”, ha ringhiato, baciandomi il collo. Io gli ho slacciato i jeans, sentendo la sua verga dura come pietra. “Leccami prima”, ho ordinato, perché io comando sempre. L’ho portato sul balcone, luce accesa dentro, rischio che qualcuno passi. Mi ha messa a pecorina contro la ringhiera, la fica esposta alla notte. La sua lingua… oh, ha leccato forte il mio clitoride, succhiando la crema che colava. “Sei fradicia, puttana”, mugolava, infilando due dita dentro, pompando veloce. Io gemevo piano, “Più forte, mangiami la fica…”. Il rumore di un’altra macchina in lontananza, e io più eccitata per la paura di essere visti.

La Scopata Selvaggia e il Segreto

Non resisteva. Si è alzato, cazzo in mano, grosso e venoso. “Ti sfondo ora”. Mi ha penetrata di colpo, un colpo secco che mi ha fatto urlare piano. “Shhh, i vicini…”, ma lui scopava già selvaggio, le palle che sbattevano sulle mie labbra gonfie. Io mi contraevo intorno, “Defondimi il culo dopo, ma prima fammi venire”. Le sue mani sui miei capezzoli, tirando forte. Sudore che colava, odore di sesso nell’aria. “Ti ho vista toccarti pensando a me?”, grugniva, accelerando. Io sì, venivo già, spasmi violenti, schizzando sul balcone. “Cazzo, sì! Prendimi il culo ora”.

Si è bagnato le dita con la mia fica, e gliele ho spinte io nel buco stretto. Poi la sua cappella grossa, piano… dentro. Dolore e piacere, mi riempiva tutta. “Stretto da morire, troia”. Scopava il mio culo con colpi profondi, una mano sul clitoride. Paura che la signora del piano di sotto sentisse i gemiti, ma non importava. “Vengo nel tuo culo”, ha avvertito. Io “Sì, riempimi!”. Ha esploso, caldo dentro, gocciolando fuori.

Siamo crollati sul pavimento del balcone, ansimanti. Lui mi ha baciata piano, “Sarà il nostro segreto”. Io ho sorriso, pulendomi con la vestaglia. Ora, ogni volta che vedo la sua finestra, o passo davanti al suo portone, sento quel calore. Il quartiere non è più lo stesso. Ogni vicino nasconde un segreto… e io ne ho uno bollente con lui. Chissà cosa succederà la prossima volta.

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