Ero sul balcone, con il caffè caldo in mano, l’odore forte che mi saliva dal naso. Era sera, le luci tamisée negli appartamenti intorno. Un’auto passa lenta in strada, romba piano, fa vibrare il vetro. Guardo di fronte, come sempre. L’appartamento dei Rossi, tenda semiaperta, si muove appena con la brezza. Marco, il figlio maggiore, vent’anni, solo in camera sua. Lo schermo del pc illumina il suo viso, sudato. Si è slacciato i pantaloni, mano che va su e giù veloce sul cazzo duro. Emetto un sospiro, il cuore batte forte. Non riesco a staccare gli occhi. Lui ansima piano, non sa che lo vedo.

Mi appoggio alla ringhiera, la camicetta sbottonata un po’, il reggiseno che spinge le tette. Sento l’umidità tra le cosce. È proibito, cazzo, i suoi genitori potrebbero entrare da un momento all’altro. O il vicino di sotto, quel vecchio pettegolo. Ma l’adrenalina mi bagna la figa. Lui rallenta, alza lo sguardo. I nostri occhi si incatenano attraverso i balconi. Non si ferma. Sorride storto, continua a pompare quel uccello gonfio. Io arrossisco, ma alzo la gonna piano, mostro le mutandine bagnate. ‘Cazzo, mi sta guardando’, penso, eccitata da morire.

Lo Sguardo che Brucia dall’Appartamento di Fronte

‘Vieni qui’, gli leggo sulle labbra, senza voce. Lui annuisce, si alza di scatto, cazzo che dondola. Cinque minuti dopo, bussa piano alla mia porta. Apro, lo tiro dentro. ‘Shh, i miei dormono’, sussurro. Lo spingo contro il muro del corridoio, luce fioca dalla cucina. Gli abbasso i pantaloni, quel cazzo caldo mi schiaffeggia la faccia. ‘È enorme’, dico, leccando la cappella umida. ‘Ti ho visto, porco, ti segavo da mezz’ora’. Lui geme: ‘Fammi vedere la tua figa bagnata’. Gliela mostro, dita dentro, scivolose. ‘Leccamela’, ordino.

La Scopata Selvaggia e il Segreto Condiviso

Mi sdraio sul tavolo della cucina, gambe spalancate. Lui si butta, lingua dentro la fessura, succhia il clitoride. ‘Oh sì, mangiami tutta, troia’, ansimo, tirandogli i capelli. Paura che qualcuno senta, la finestra aperta, rumori dalla strada. Ma non mi fermo. ‘Scopami ora, ficcamelo dentro’. Lui si alza, mi infila quel cazzo duro fino in fondo, un colpo secco. ‘Cazzo, sei strettissima’, grugnisce, pompa forte. Io urlo piano: ‘Più forte, spaciami la figa!’. Le tette ballano, sudore che cola. Lo cavalco, salgo sopra, lo cavalco come una vacca. ‘Vengo, cazzo!’, miagolo, contraendomi intorno al suo uccello. Lui esplode dentro, sborra calda che mi riempie.

Ci accasciamo ansimanti, corpi appiccicosi. ‘Non dirlo a nessuno’, sussurra lui, baciandomi il collo. Annuisco, pulendomi con un fazzoletto. Lo accompagno alla porta, un ultimo bacio bagnato. Chiudo, cuore ancora a mille. Torno sul balcone, caffè freddo ormai. Le luci si spengono una a una nel quartiere. Ora ogni finestra nasconde un segreto, ogni tenda un fremito. I vicini non sono più solo gente noiosa. Sento ancora il suo sperma colarmi tra le cosce. Domani lo guarderò di nuovo. E chissà, magari ricominciamo.

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