Ieri sera, ero sul mio balcone con una tazza di caffè in mano. L’odore forte mi saliva nelle narici, misto al rumore di una macchina che passava lenta in strada. L’appartamento di fronte, luce tamisée, rideau che si muoveva appena. Lui, quel bruno muscoloso, il mio vicino perfetto. L’ho visto subito: la sua ragazza vestita da cameriera, robetta nera minuscola, tablier ridicolo. ‘Signore, desidera altro?’, le diceva con voce bassa. Lei si chinava, tette di fuori, e lui scattava foto col suo Olympus.
Mi sono avvicinata alla finestra, cuore che batteva forte. Il rideau mio era socchiuso, non l’ho chiuso. L’ho visto farle posare: nuda, gambe aperte sul divano, figa rasata che luccicava. ‘Brava, soubrette mia, apri di più’, ordinava. Io… ehm… sentivo la mia passera che si bagnava. Lui ha alzato lo sguardo, i nostri occhi si sono incatenati. Ha sorriso, malizioso. Ha continuato a fotografarla, ma guardava me. L’adrenalina mi scoppiava dentro, proibito, così vicino, un palazzo di distanza.
Lo Sguardo che Accende Tutto
Lei gemeva piano, dita di lui nella sua fica. Io non resistevo: ho slacciato la camicetta, tette libere all’aria fresca. Lui annuiva, come se comandasse me. ‘Fai vedere tutto’, mimava con le labbra. Ho abbassato i jeans, mutande zuppe. Mi toccavo piano, clitoride gonfio, mentre una macchina frena giù in strada. Paura che qualcuno alzi gli occhi. Desiderio che esplodeva.
Non ce l’ho fatta più. ‘Vieni qui’, gli ho mandato un WhatsApp veloce, numero preso dal citofono. Pochi minuti, bussano. Apro nuda, lui entra, cazzo già duro nei pantaloni. ‘Ti ho vista, troia voyeur’, ringhia, mi spinge contro il muro. Mi bacia duro, lingua in bocca, mani che mi strizzano il culo. ‘Sdraiati sul tavolo’, ordina. Obbedisco, gambe spalancate. ‘La tua figa è fradicia per me’. Lecca la mia fessura, lingua dentro, succhia il clito. Gemo forte, ‘Cazzo, sì, leccami!’. Paura che i vicini sentano, luce accesa, balcone aperto.
La Scopata Selvaggia sul Balcone
Mi gira, a pecorina contro la finestra. ‘Guarda di là, magari tua moglie ti vede’. Ride, ‘È mia sorella, gioca con me’. Il suo cazzo spesso mi sfrega il culo, poi spinge nella fica. ‘Prendilo tutto, puttana’. Pompa forte, palle che sbattono, io urlo ‘Più forte, scopami!’. Sento odore di sudore, caffè versato. Mi infila un dito nel culo, doppio piacere. ‘Sto per venire’, ansima. ‘Sborrami dentro!’. Esplode, caldo che mi riempie, io vengo tremando, schizzi sulla finestra.
Ci calmiamo ansimando sul pavimento. Lui si riveste, ‘Bel gioco, vicina’. Bacio veloce, via. Ora, ogni luce nel quartiere mi eccita. Quel segreto carnale mi cambia tutto: i vicini non sono più anonimi, sono desideri vivi. Domani, chissà chi spia chi.