Ero sul mio balcone a Roma, con il caffè in mano, l’odore forte che saliva nell’aria umida della sera. La finestra dell’appartamento di fronte era socchiusa, luce gialla fioca filtrava. Lì abitano Elena e Antonietta, le sorelle polacche del quartiere, sempre emarginate. Elena, bionda normale, e Antonietta, con quella gobba sul dorso che la rendeva strana, misteriosa. Le chiamano streghe, ma io le trovo sexy da morire.

Ho sentito una macchina passare lenta in strada, ho trattenuto il fiato. Il tendaggio si è mosso appena, e le ho viste. Nude. Elena accarezzava la schiena di Antonietta, proprio lì sulla gobba, piano, con mani esperte. Antonietta gemeva piano, gli occhi chiusi, le tette piccole che tremavano. Si baciavano, lingue umide che si intrecciavano. Io… cazzo, mi sono bagnata subito. Le gambe aperte sul divano, mano nella figa, ma piano, per non far rumore. Sapevo che era vietato, vicine così vicine, un palazzo solo. Se mi vedevano? L’adrenalina mi pompava il cuore.

Lo Sguardo Proibito dalle Finestre

Poi, Elena ha chinato la testa tra le cosce della sorella. Leccava la sua fica rasata, succhiava il clitoride gonfio. Antonietta inarcava la schiena, la gobba sporgente, un urlo soffocato. Io sfregavo più forte, il succo colava sulle dita. Il mio vicino, Marco, abita a fianco. Ho sentito i suoi passi sul pianerottolo, la porta che si apre. Mi ha vista dalla sua finestra, gli occhi fissi su di me che mi tocco guardando loro. Ha sorriso, malizioso. ‘Ti piacciono le streghe?’ ha sussurrato piano, venendo sul mio balcone.

Non ho resistito. L’ho tirato dentro, ma no, sul balcone. ‘Scopami qui, con loro che guardano.’ Le finestre aperte, rischio totale. Mi ha strappato le mutande, le ha buttate. La sua cazzo dura, grossa, già bagnata di pre-sborra. Mi ha piegata sul parapetto, figa esposta alla strada. ‘Cazzo, sei fradicia per quelle troie,’ ringhiava. Ha spinto dentro, uno colpo secco, fino in fondo. Io gridavo piano, ‘Più forte, fammi venire!’ Sentivo il vento, una macchina lontana, forse occhi dal basso.

La Scopata Selvaggia sul Balcone

Pompava selvaggio, palle che sbattevano sul mio culo. Io guardavo di fronte: Elena e Antonietta ferme, nude, ci spiavano. Antonietta si toccava la fica, Elena leccava i suoi capezzoli duri. ‘Ti vedono, puttana,’ mi diceva Marco, afferrandomi i capelli. Ha tirato fuori, mi ha girata, mi ha messa in ginocchio. ‘Succhia.’ Bocca piena del suo cazzo salato, saliva che colava. Poi in piedi, contro il muro, una gamba alzata. Mi fotteva duro, clitoride sfregato, venivo urlando, ‘Sì, cazzo, sto venendo!’ Lui dentro, sborrata calda che mi riempiva la fica, gocciolava sulle piastrelle.

Siamo crollati ansimanti, sudati. Loro di fronte hanno chiuso la tenda piano, ma sorridevano. Marco se n’è andato con un bacio, ‘Il nostro segreto.’ Ora ogni sera guardo le finestre, il quartiere è cambiato. Quei corpi proibiti, quel rischio… mi eccita da morire. La coproprietà non è più la stessa, piena di segreti carnali che bollono sotto la superficie.

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