Ero sul mio balconcino, quella sera d’estate afosa a Roma. L’odore del caffè fresco mi saliva dal naso, mentre sorseggiavo la tazzina. La finestra dell’appartamento di fronte era socchiusa, la tenda bianca si muoveva piano con la brezza. Marco, il vicino single sui 40, era lì. L’ho visto prima nudo dalla vita in giù, la mano che gli stringeva il cazzo mezzo duro. Oddio, il cuore mi è partito. Un’auto è passata in strada, rombando piano, e lui ha alzato lo sguardo. I nostri occhi si sono incatenati. Io… io non ho distolto lo sguardo. Anzi, ho sorriso, maliziosa.
Da settimane lo spiavo. Lui faceva lo stesso. La prima volta era stato casuale: io in reggiseno sul balcone, lui con le persiane aperte mentre si cambiava. Quel rigonfiamento nei boxer… mmm. La vicinanza dell’edificio rende tutto proibito, sai? Basterebbe un urlo di un altro condomino per beccarci. Ma è questo il brivido. Stasera, sentivo la fica che si bagnava solo guardandolo. Ho posato la tazzina, ho slacciato la camicetta. Le tette libere all’aria calda. Lui ha accelerato la sega, il cazzo ora bello teso, venoso. Io mi sono toccata piano, le dita sotto le mutandine. ‘Ti piace, eh Marco?’ ho sussurrato tra me.
Lo Sguardo che Accende Tutto
Poi basta. Lui ha fatto un cenno, la porta del balcone aperta. Sono scesa di corsa, due piani, cuore in gola. Bussare piano. ‘Vieni, cazzo, entra.’ La sua voce rauca. Dentro, buio, solo luce fioca dalla luna. Mi ha spinta contro il muro, bocca sulla bocca, mani ovunque. ‘Ti guardo da mesi, troia.’ ‘E io te, con quel cazzo che mi fa impazzire.’ Le sue dita in fica, già fradicia. Io gli ho slacciato i pantaloni, lo cazzo in mano, grosso, caldo. L’ho masturbato forte, mentre lui mi leccava i capezzoli. ‘Piscio?’ ha mormorato. ‘Sì, piscia su di me.’ L’ho portato sul balcone, nudi. Il rischio… una finestra accesa di lato, forse la vecchia signora ci vedeva.
L’Esplosione Bagnata sul Balcone
Mi ha fatta inginochiare. ‘Apri la bocca.’ Il primo getto caldo, salato, mi ha colpita in faccia, poi sulle tette. Oddio, l’odore forte, eccitante. Ho ingoiato, ridendo. ‘Brava puttana.’ Poi mi ha alzata, contro la ringhiera. La sua pisciata colava giù, bagnandomi le cosce. Io: ‘Ora tocca a me.’ Mi sono accovacciata, fica aperta, e ho pisciato sul suo cazzo, forte, a scatti. Lui gemeva, lo dirigevo sul suo petto peloso. ‘Cazzo, sì!’ Poi mi ha presa da dietro, cazzo dentro di colpo, fino in fondo. Pompatine violente, la fica che schizza. ‘Piano, ci vedono!’ ‘E chissenefrega, godi.’ Le sue palle che sbattono, io urlavo piano. Un’auto in strada, fari che illuminano un secondo. Paura e goduria pura. Mi ha riempita di sborra, calda, mentre io venivo tremando, pisciando di nuovo un po’.
Siamo crollati dentro, sudati, puzzolenti di piscia e sesso. Doccia veloce insieme, risate nervose. ‘Non dirlo a nessuno.’ ‘Il nostro segreto.’ Ora, ogni volta che vedo una luce accesa nel palazzo, penso a lui. La coproprietà non è più la stessa: ogni balcone nasconde un peccato. E io? Io ne voglio ancora.