Ero sul mio balcone a Milano, via Torino, con una tazza di caffè fumante in mano. L’odore forte mi saliva nelle narici, mescolato all’aria tiepida della sera. Era tardi, tipo le undici, e la luce tamisée dell’appartamento di fronte filtrava dal rideau semiaperto. Luca, il mio vicino, quel figo con i capelli scuri e il fisico da palestra. Vive da solo, l’ho visto mille volte entrare e uscire.

All’improvviso, lo vedo. Si sta spogliando piano, camicia buttata sul divano, pantaloni che scivolano giù. Resta in boxer, e… cazzo, si tocca. La mano che va su e giù, piano, come se sapesse di essere guardato. Il mio cuore batte forte. Io? Ferma lì, con la tazza che trema un po’. Un rumore di macchina in strada, e lui alza lo sguardo. I nostri occhi si incrociano attraverso i vetri. Non si ferma. Anzi, sorride, quel sorriso malizioso. Io arrossisco, ma non mi muovo. Sento la fica che si bagna già. Chiudo il balcone piano, ma resto a spiare dal vetro. Lui accelera, geme piano – lo immagino – e poi viene, schizzi bianchi sul suo ventre. Porca puttana, l’adrenalina mi fa tremare le gambe.

Lo Sguardo che Ha Acceso Tutto

Il giorno dopo, in ascensore. ‘Buonasera Sofia,’ dice con voce bassa, occhi che mi mangiano. ‘Hai dormito bene?’ Io balbetto un ‘sì… e tu?’. Sento il suo profumo, vicino troppo. Le porte si aprono, usciamo, ma lui mi sfiora il braccio. ‘Se vuoi un caffè stasera…’ Mormoro un sì, e scappo in casa col cuore in gola. L’interdetto del palazzo, i vicini che potrebbero sentire… mi eccita da morire.

Quella sera, bussano. È lui, con una bottiglia di vino. Entriamo in cucina, ridiamo nervosi. ‘Ti ho vista ieri,’ dice diretto, mano sul mio fianco. ‘E tu eri lì a guardare.’ Lo bacio, fame pura. Lo spingo sul divano, gli slaccio i jeans. Il suo cazzo è duro, grosso, venoso. ‘Succhia,’ geme. Mi metto in ginocchio, lo prendo in bocca tutto, lingua che gira sulla cappella, lecco le palle pelose, sapore salato. Lui ansima, ‘Cazzo Sofia, sei una troia voyeur.’ Io gemo con la bocca piena, lo pompo veloce, saliva che cola.

Il Sesso Selvaggio col Rischio di Essere Scoperti

Mi tira su, mi strappa le mutande. ‘Allarga le cosce.’ Mi sbatte sul tavolo, lingua nella fica bagnata, succhia il clitoride, dita dentro che mi fottono forte. ‘Urli piano, i vicini!’ dico ridendo, ma gemo forte. Lui entra, cazzo che mi riempie, spinte violente. Paura che sentano i colpi, eccitazione pura. ‘Guardami mentre ti scopo,’ dice, e mi volta verso la finestra aperta. Luci accese di là, rischio che qualcuno veda. Mi piega sul balcone, mi scopa da dietro, mano in bocca per i gemiti. Sento il vento, un’auto passa lenta… vengo urlando piano, figa che pulsa sul suo cazzo. Lui esplode dentro, caldo, ‘Prendilo tutto.’

Ci accasciamo sul letto, sudati, vino bevuto a canna. ‘Non dirlo a nessuno,’ sussurra, baciandomi. Annuisco, ma ora ogni finestra del palazzo è un segreto. Passo davanti agli altri vicini, sorrido pensando al suo sperma ancora dentro di me. La coproprietà non è più la stessa: ogni ombra, ogni rumore, mi fa bagnare. Vorrei rifarlo, stasera stessa.

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