Era una di quelle notti d’estate milanesi che ti succhiano l’anima. Dal pomeriggio, un vento caldo dal sud mi aveva seccato la gola, la pelle che pizzicava come se aspettasse un temporale che non arrivava. Il cielo limpido senza luna, e io stesa sul letto, solo un lenzuolo leggero addosso. Provavo a leggere, ma le parole mi scappavano, e tra una riga e l’altra, la mente andava lasciva, il corpo che si agitava.

Ho spento la luce, mi sono girata supina. Pensavo al sonno, ma invece arrivava solo eccitazione. Le cosce strette, la mano che scivolava piano sul ventre umido. Niente da fare, mi alzo, apro la finestra del balcone. L’odore di caffè stantio dal piano di sotto, una macchina che passa lenta in via, fari che illuminano i palazzi.

Lo Sguardo Proibito dalla Finestra

Di fronte, appartamento 4B, luce fioca in cucina. È lui, Marco, il vicino single, quello con gli occhi da lupo che mi saluta sempre con un sorriso ambiguo. Lo vedo sudato, a torso nudo, pantaloni larghi abbassati. Si appoggia al bancone, mano sul cazzo duro, lo accarezza piano. Il rideau suo si muove appena, come se sapesse di essere visto. Io mi fermo, cuore che batte forte. Mi eccito da morire, l’adrenalina di spiarlo così vicino, solo un vicolo stretto tra noi.

Mi sposto il lenzuolo, tocco la fica già bagnata. Lui alza lo sguardo, mi vede. I nostri occhi si incatenano. Sorride, accelera la mano sul suo uccello grosso, venoso. Io esito, ma apro di più le tende. ‘Cazzo, mi sta guardando’, penso, e infilo due dita dentro, gemo piano. Paura che la vecchia del 3A senta, ma è troppo buono.

Poi il suo telefono vibra, ma lui non smette. Mi fa cenno col dito, ‘vieni’. Io annuisco, terrorizzata e su di giri. Cinque minuti dopo, bussa piano alla mia porta. ‘Non ce la facevo più, ti ho vista’, sussurra entrando, odore di sudore e dopobarba. Lo tiro dentro, lo bacio famelico. ‘Shh, i vicini…’, dico, ma lui mi solleva la camicia da notte, mi sbatte contro il muro del corridoio.

L’Esplosione di Desiderio sul Balcone

‘Sei fradicia, troia’, ringhia, e mi infila la lingua in bocca mentre due dita mi aprono la fica. Io gemo, ‘Più forte, scopami qui’. Lo porto sul balcone, buio ma rischiarato dalla luna nascente. Lo calzo giù i pantaloni, il suo cazzo salta fuori, enorme, cappella gonfia. Me lo prendo in bocca, succhio avida, saliva che cola. Lui ansima, ‘Cazzo, sì, così’. Paura costante: una finestra si accende di lato, sarà la coppia del 5C? L’eccitazione raddoppia.

Mi gira, mi piega sul parapetto. ‘Prendilo tutto’, ordina, e spinge il cazzo dentro di me con un colpo secco. Urlo piano, ‘Ah sì, spacchiami!’. Pompa forte, palle che sbattono sul mio culo, io che godo e spingo indietro. ‘Se ci vedono…’, sussurro eccitata. Lui ride, ‘Meglio, che guardino come ti riempio’. Mi scopa senza pietà, mano sui miei capezzoli duri, l’altra che mi strofina il clitoride. Sudo, tremo, vengo urlando basso, la fica che si contrae sul suo uccello.

Lui resiste poco, ‘Sto venendo’, grugnisce, e mi inonda di sborra calda dentro, che cola giù sulle cosce. Restiamo lì ansimanti, corpi appiccicati, odore di sesso nell’aria. Un’auto passa, fari che ci sfiorano, ma nessuno ci vede.

Poi si riveste veloce. ‘È stato pazzesco, ma non dire niente’. Baci rubati, se ne va. Io chiudo la finestra, crollo a letto esausta. Il sonno arriva finalmente, profondo. Ma ora, ogni volta che vedo Marco in cortile, o passo davanti al suo portone, sento quel brivido. La coproprietà non è più la stessa: ogni finestra nasconde segreti, ogni sguardo è complice. E io? Io voglio di più.

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