Era una mattina d’estate afosa, qui a Roma. Io, Sofia, sul mio balcone con un caffè in mano, l’odore forte che saliva dalla tazzina. Il sole picchiava, e la brezza leggera muoveva appena la tendina dell’appartamento di fronte. Quello del vicino, Luca. Alto, muscoloso, sui 40, con quella barba incolta che mi fa impazzire. Vive solo da quando la moglie l’ha lasciato. Lo so perché lo spio da mesi.
Mi appoggio alla ringhiera, vestita solo con una canottiera leggera e mutandine di pizzo. Sento una macchina passare in strada, lenta, e il cuore mi batte forte. Spio attraverso il vetro socchiuso. Eccolo lì, in camera sua, luce tamisée dalle persiane. È nudo, sdraiato sul letto, le gambe aperte. La mano gli scivola sul cazzo eretto, grosso, venoso. Lo sega piano, gli occhi socchiusi. Oddio, la mia fica si bagna all’istante. Sento il calore tra le cosce, il clitoride che pulsa.
Lo Sguardo Proibito Tra i Balconi
Lui alza lo sguardo. Mi vede. Non si ferma. Anzi, accelera, un sorriso malizioso sulle labbra. Io arrossisco, ma non mi muovo. Alzo la canottiera, gli mostro le tette sode, i capezzoli duri. ‘Cazzo, Sofia…’, mormora, lo leggo sulle labbra. Io infilo una mano nelle mutandine, mi tocco la fessura umida. Lui geme piano, il pugno che sale e scende sul suo uccello. La tendina trema ancora, un camion passa rumoroso in basso. Paura che qualcuno ci veda, ma è questo che mi fa impazzire. L’adrenalina del proibito, così vicino, a due balconi di distanza.
Non resisto più. ‘Vieni qui’, gli dico sottovoce, mimando con le labbra. Lui annuisce, si alza, il cazzo che dondola duro. Due minuti dopo, bussa alla mia porta. Io apro in mutandine, lo tiro dentro. ‘Ti ho visto, porca’, ringhia, e mi bacia con foga, la lingua che invade la mia bocca. Le sue mani mi strizzano il culo, mi spingono contro il muro. ‘La tua fica è fradicia per me?’, mi chiede, infilando due dita dentro di me. ‘Sì, cazzo, scopami Luca’, ansimo.
Lo porto sul balcone, la porta finestra aperta. Rischio totale: i vicini sopra, quelli di lato. Lui mi strappa le mutandine, mi piega sulla ringhiera. Sento l’aria calda sulla pelle nuda. ‘Guardami negli occhi mentre ti infilo il cazzo’, dice. La cappella spinge contro la mia fica rasata, scivola dentro, bagnata di succhi. ‘Ahhh, che stretta!’, grugnisce, e inizia a pompare forte, le palle che sbattono sul mio clitoride. Io gemo, ‘Più forte, fammi urlare!’. Il suo uccello mi riempie, tocca il fondo, mi fa tremare le ginocchia.
La Scopata Selvaggia con Rischio di Essere Visti
Mi gira, mi siede sulla sedia del balcone. ‘Succhiamelo’, ordina. Io mi inginocchio, l’odore muschiato del suo cazzo in bocca. Lo lecco dalla base alla punta, ingoio fino in gola, sbavo. Lui mi afferra i capelli, ‘Brava troia del vicinato’. Sento passi in scala, una porta che sbatte. Paura, eccitazione: continuo a succhiare, la saliva che cola. Lui esplode, ‘Vengo!’, sborra caldo in bocca, io ingoio tutto, leccando le ultime gocce.
Non finito. Mi rimette in piedi, mi scopa in piedi contro il vetro. La mia fica schizza, orgasmo violento, urlo represso. Lui mi riempie di sborra, che cola giù sulle cosce. ‘Cazzo, che scopata’, ansima.
Ci rivestiamo in fretta, sudati, sorridendo complici. ‘Domani di nuovo?’, mi sussurra. Annuisco. Torno dentro, chiudo la porta. Il cuore ancora a mille. Ora ogni balcone, ogni finestra, ha un segreto. La coproprietà non è più la stessa. Ogni sguardo è una promessa di fica e cazzo proibiti.