Ero sul balcone, sorseggiavo un caffè forte, l’odore che saliva nell’aria umida della sera. La luce tamisée filtrava dalle persiane socchiuse dell’appartamento di fronte, quello del signor Gino, il vicino vedovo sulla sessantina. Rideau che si muoveva piano, come se lui esitasse. L’ho visto, pantaloni abbassati, mano che pompava piano il suo cazzo grosso, venoso, già duro. Il cuore mi batteva forte, la fica mi si bagnava all’istante. Lo spiavo da settimane, nascosta, ma quella sera… i nostri sguardi si incrociarono. Lui ha sorriso, malizioso, non si è fermato. Io, con la vestaglia aperta, ho lasciato scivolare una mano tra le cosce, sfregando il clitoride gonfio. Un’auto è passata in strada, rombando, e ho trattenuto il fiato. Lui ha accelerato, gemendo piano, visibile attraverso il vetro appannato.

Non resistevo più. Il giorno dopo, lo incontro sulle scale, profumo di dopobarba stantio, camicia sbottonata sul petto peloso. ‘Buongiorno, Maria’, dice con voce roca. Io arrossisco, ma gli dico: ‘Ti ho visto ieri sera, Gino. Eri… eccitante’. Lui ride basso, mi sfiora il braccio. ‘E tu eri una visione, con quelle tette libere’. La tensione sale, mani che tremano, vicini a casa mia. ‘Entra’, sussurro, ‘prima che qualcuno ci veda’. Chiude la porta, ma non del tutto. Mi spinge contro il muro, bocca sulla mia, lingua invadente. Sento il suo cazzo premere contro la pancia, duro come ferro.

Lo Sguardo Proibito dalla Finestra

Mi strappa la gonna, mutande a terra. ‘Che fica bagnata, troia’, ringhia, infilando due dita dentro, facendomi gemere. Io gli slaccio i pantaloni, tiro fuori quel mostro, lo palpo, vene pulsanti. ‘Succhiamelo’, ordina. Mi inginocchio, lo prendo in bocca, lo lecco dal basso, sapore salato di sudore. Lui mi afferra i capelli, pompa in gola, ‘Brava puttana’. La luce del salotto illumina tutto, persiane aperte sul balcone. Un rumore di passi fuori, vicini che passeggiano? Paura mista a eccitazione, la fica cola. Mi alza, mi piega sul tavolo, mi sbatte dentro senza preavviso. ‘Ahhh, cazzo grande!’, urlo. Spinge forte, palle che sbattono sul mio culo, ‘Ti sfondo, vicina porca’. Sudore che cola, odore di sesso nell’aria, caffè dimenticato che si raffredda.

La Scopata Intensa con il Rischio di Essere Visti

Mi porta sul balcone, notte buia ma luci accese di fronte. ‘Fottimi qui, che ci vedano’, ansimo. Mi appoggia alla ringhiera, mi incula da dietro, cazzo che entra piano nel culo stretto. ‘Stretta da morire’, grugnisce, mentre io mi tocco la fica, dita bagnate. Voci dalla strada, un cane abbaia, rideau che si muove di nuovo dall’altra parte – qualcuno ci spia? Lui accelera, mi scopa senza pietà, ‘Vengo dentro!’. Io squirto, liquidi che colano sulle piastrelle, urlo soffocato. Mi riempie, sperma caldo che fuoriesce. Ci accasciamo, ansimanti, corpi appiccicosi.

Torniamo dentro, porte aperte, aria fresca che entra. Mi bacia piano, ‘Sei una diavola, Maria’. Io sorrido, esausta, fica dolorante ma felice. ‘Torna quando vuoi, Gino’. Se ne va di soppiatto, un ultimo sguardo complice. Ora, ogni finestra illuminata nel quartiere mi eccita. Quel segreto carnale ha cambiato tutto: i vicini non sono più anonimi, sono desideri nascosti, pronti a esplodere. Ogni balcone un invito proibito.

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