Ero sul mio balconcino stretto, a Milano, con una tazzina di caffè bollente in mano. L’odore forte mi saliva nelle narici, mescolato all’umidità della sera. Le 22 in punto, come sempre. Di fronte, l’appartamento del vicino, Luca. Luce tamisée, gialla, che filtrava dalle tende semiaperte. Un fruscio leggero, il rideau che si muoveva piano. Lui era lì, solo, camicia sbottonata sul petto villoso. Mi ha vista. I nostri occhi si sono incatenati. Ho sentito un brivido giù per la schiena. Ho sorriso, un po’ imbarazzata, ma non ho distolto lo sguardo. Lui ha ricambiato, con quel ghigno malizioso. Cuore che pompa forte. Una macchina passa in strada, rombo basso, e spezza il silenzio. Ma noi no, continuiamo a fissarci.
Da giorni era così. Ogni sera, io sul balcone a fumare una sigaretta, lui dentro che si muoveva. L’altra notte l’ho visto toccarsi, piano, attraverso i pantaloni. Cazzo, mi sono bagnata all’istante. Sapeva che lo guardavo? Il rideau si apriva di più, come un invito. Io ho lasciato cadere la vestaglia, restando in reggiseno e mutandine. Nere, trasparenti. Lui ha annuito, occhi famelici. Tensione elettrica, proibita. I vicini intorno, finestre illuminate. Qualcuno poteva notare. L’adrenalina mi faceva tremare le cosce. ‘E se ci beccano?’, pensavo, ma non riuscivo a fermarmi. Ho passato una mano sul seno, pizzicando il capezzolo duro. Lui si è slacciato i jeans, tirando fuori il cazzo già gonfio. Lungo, venoso. Si è masturbato piano, guardandomi. Io ho infilato le dita nelle mutande, sfregando la figa umida. Gemito soffocato. Il caffè si era raffreddato, dimenticato.
Lo Sguardo che Accende Tutto
Non ce la facevo più. Ho sussurrato, anche se lui non poteva sentirmi: ‘Vieni qui, cazzo’. Lui ha capito. Pochi minuti dopo, bussata alla porta. Apro, nuda ormai, pelle d’oca per l’eccitazione. ‘Non resisto più’, mi dice con voce roca, entrando. Lo trascino sul balcone, luce della strada che illumina tutto. ‘Qui? Sei pazza?’, ride, ma le mani già sulle mie tette. ‘Sì, qui, fammi vedere che troia sono’. Lo spingo contro la ringhiera, mi inginocchio. Il suo cazzo in bocca, salato, pulsante. Lo succhio vorace, linguita la cappella, gola profonda. Lui geme: ‘Porca puttana, sei una dea’. Paura che un vicino apra la finestra, che sentano i risucchi umidi. Macchina che passa di nuovo, fari che ci sfiorano. Mi alzo, mi giro, mani sulla ringhiera. ‘Scopami, Luca, forte’. Lui non se lo fa dire due volte. Tira giù le mutande, me le strappa. La sua cappella preme sulla figa fradicia. Entra di colpo, riempiendomi. ‘Ahhh, sììì!’, grido piano. Spinte potenti, palle che sbattono sul mio culo. Io mi muovo contro di lui, figa che lo stringe. ‘Sei strettissima, cazzo’, ansima. Una mano sulla bocca per i miei gemiti. Sento odore di sborra imminente, sudore. Accelera, mi scopa come un animale. ‘Vengo, troia!’. Si svuota dentro, caldo, abbondante. Io esplodo subito dopo, gambe che tremano, squirt che bagna il pavimento. Orgasmo che mi fa vedere stelle.
Ci accasciamo sul balcone, ansimanti, abbracciati. Lui mi bacia il collo, dolce ora. ‘Cazzo, che rischio’. Io rido piano: ‘Ma che figa, vero?’. La luce di fronte si spegne, forse un altro vicino ha visto? Non importa. Ci rivestiamo in fretta, lui scappa dalla porta. Torno dentro, finestre aperte, aria fresca sulla pelle arrossata. Ora ogni volta che guardo quel palazzo, sorrido. Il nostro segreto carnale. La coproprietà non è più la stessa: ogni ombra, ogni luce, sa di sesso proibito. Non vedo l’ora della prossima sera.