Ero sul balcone con una tazzina di caffè fumante, l’odore forte che mi riempiva le narici. Era domenica sera, aria tiepida di Roma, un motorino passa in strada con un rombo lontano. Dall’altra parte del cortile, la Fiat Panda beige dei vicini, parcheggiata proprio sotto la mia finestra. Loro due, Luca e la sua mora, tornavano dalla spiaggia. Lei in shorts minuscoli, tette che sballonzolano sotto la maglietta bagnata dal sudore. Niente reggiseno, capezzoli duri che bucano il tessuto. Lui guida piano, mano già sulla coscia di lei. Il finestrino semiaperto, vedo tutto. Il rideau del loro appartamento si muove appena, luce gialla fioca dentro.
Mi sento eccitare subito. La fica che si bagna tra le gambe. E se mi vedessero? Io lì, in vestitina leggera, senza mutande, vento che solleva l’orlo. Fisso la macchina. Lei ride, gli slaccia la patta. Mano che va su e giù sul pacco. Cazzo, che troia. Il cuore mi batte forte. Prossimità dell’edificio, balconi vicini, uno sbaglio e tutti sanno. Chiamo Marco sottovoce: ‘Amore, vieni, guarda giù’. Arriva, mi abbraccia da dietro, cazzo già mezzo duro contro il mio culo. ‘Porca puttana, Sofia, stanno scopando lì?’. Annuisco, respiro corto. La sua mano scivola sotto la gonna, dito sulla fessura umida. ‘Sei fradicia già’. Bacio il suo collo salato. Loro accelerano, lei si china, testa che scompare. Soffio di vento, foglia che vola. Desiderio che monta, proibito, così vicino casa.
Lo Sguardo Proibito dal Balcone
Non resisto. ‘Andiamo giù, in macchina nostra’. La Panda è accanto alla loro, stretta come una scatola. Saliamo veloci, motore spento, buio cortile ma lampione illumina appena. Sedili anteriori una panca dura, zero spazio. Io in shorts dalla spiaggia, niente sotto, pelle ancora calda e sabbiosa. Marco guida, ma ferma tutto. Mano sulla mia coscia bronzea. ‘Sofia, apri’. Slaccio, tiro giù il top, tette libere. Lui infila due dita dal lato dello short, dirette sulla fica rasata. ‘Cazzo, zuppa’. Muovo i fianchi, glide su e giù la fessura. Clitoride gonfio, lo pizzico. Gemo piano, ‘Più forte, amore’. Orgasmo rapido, urlo soffocato, stringo la sua mano sul basso ventre. Paura: finestra dei vicini accesa, ombre si muovono. Qualcuno passa a piedi? Rumore passi lontani.
L’Esplosione di Piacere nell’Auto Stretta
‘Ora tocca a me’. Lo spingo sul sedile, slaccio jeans. Cazzo duro, venoso, testicoli pesanti. Mi inginocchio stretto, bocca piena. Suco la cappella, saliva che cola, lingua vortica. Mani che strizzano. Lui ansima: ‘Brava troia, succhia’. Vedo la loro Panda tremare piano, lei cavalca lui? Adrenalina pura, se girano la testa… Pioggia improvvisa picchietta sul tetto, vento forte, macchina che vibra. Mi alzo, shorts giù, mi siedo a cavalcioni. Fica che ingoia il cazzo piano, strettezza banquette ci schiaccia insieme. ‘Cazzo, che figa stretta’. Monto su giù, tette che sbattono sul suo viso. Lecca capezzoli, morde. Io spingo, palmo sul vetro appannato. ‘Scopami duro, ma piano, i vicini…’. Lui pompa dal basso, cazzo che sbatte il collo dell’utero. Sudore che cola, odore di sesso e bagnato. Paura del rumore, luce balcone si accende sopra. Gemo: ‘Vengo, sborra dentro!’. Esplode, sperma caldo che riempie, contrazioni miste. Tremiamo uniti, pioggia che martella.
Calma piano. Ci rivestiamo ridendo nervosi, vetri appannati. Usciamo, aria fresca, odore terra bagnata. Saliamo scale mano nella mano. Ora ogni vicino ha un segreto carnale. Luca e la mora? Sorrisi complici domani. Il palazzo non è più lo stesso, ogni finestra nasconde brividi. La mia fica pulsa ancora, ricordo vivo.