Ero sul mio balcone, lunedì sera, con una tazza di caffè fumante in mano. L’odore forte mi pizzicava il naso, mentre il sole calava piano dietro i palazzi. Dall’appartamento di fronte, a una ventina di metri, la luce tamisée filtrava dalle tende semiaperte. Il rideau si muoveva appena, come un respiro leggero. E poi l’ho vista: la bionda del terzo piano, capelli mi-lunghi, quel nasino all’insù e lentiggini sulle guance. Si stava cambiando, o almeno così pareva.
Si è tolta la maglietta, e bum, tette perfette, sode come pome, capezzoli rosa che si indurivano all’aria. Io, lì, paralizzata, con le cosce che si stringevano. Ha slacciato il reggiseno, l’ha lasciato cadere. Dio, quanto erano belle. Poi si è girata, ha abbassato le mutandine piano, mostrando quel culo tondo, sodo. Nuda totale, si è stesa sul lettino del balcone, gambe un po’ aperte. La sua fica rasata luccicava sotto la luce del tramonto. Ho sentito il cuore battermi forte, la figa che si bagnava. E se mi vedeva? Il brivido mi ha fatto tremare.
Lo Sguardo Proibito dalla Finestra
Intanto, dal balcone accanto, Marco, il vicino single, alto e muscoloso, mi fissava. I nostri sguardi si sono incrociati. Sapeva che stavo guardando lei. Ha sorriso, malizioso, e ha mosso la mano sul pacco nei pantaloni. Io? Non ho resistito. Mi sono alzata la gonna, ho spostato le mutande di lato, e ho iniziato a toccarmi piano, fingendo di non vederlo. Lui si è slacciato i jeans, tirando fuori il cazzo già duro, grosso, venoso. Ci guardavamo, lei nuda di fronte, noi che ci masturbavamo l’un l’altra a distanza. Una macchina è passata in strada, clacson lontano, e io ho accelerato, dita sulla clitoride gonfia.
‘Vieni qui’, mi ha sussurrato urlando piano. Non ce l’ho fatta più. Sono corsa da lui, porta aperta, balcone comunicante con una scala di emergenza. Ci siamo buttati uno sull’altra. ‘Hai visto quella troia nuda?’, mi ha detto afferrandomi le tette. ‘Sì, e ora scopami, cazzo’. Mi ha piegata contro la ringhiera, gonna alzata, mutande strappate. Il suo cazzo mi è entrato in fica di colpo, bagnata fradicia. ‘Ahhh, sì, forte!’, ho gemuto. Pompativa duro, palle che sbattevano sul mio culo, mentre guardavamo lei che si toccava ignara.
L’Incontro Caldo e il Segreto del Quartiere
‘Immagina se ci vede’, ha ringhiato, accelerando. Io venivo già, figa che pulsava intorno al suo uccello. Mi ha girata, mi ha messo in ginocchio: ‘Succhia’. Ho ingoiato quel cazzo, sapore di me stessa, saliva che colava. Lui mi teneva la testa, scopandomi la bocca. ‘Sborro’, ha grugnito. Getti caldi in gola, ne ho ingoiato tanto, il resto sulla faccia. Intanto, un rumore: la vicina si era alzata, ci aveva visti? Il cuore in gola, eccitazione pura.
Ci siamo accasciati, sudati, ansimanti. Lei aveva chiuso le tende. ‘Cazzo, che figa’, ha detto lui ridendo. Io ho annuito, pulendomi la bocca. Siamo tornati ognuno a casa, ma ora ogni volta che vedo un balcone acceso, penso a quel segreto. Il quartiere non è più lo stesso: pieno di fica e cazzi nascosti, pronti a esplodere.