Ero sul balcone, caffè in mano, quell’odore forte che mi avvolgeva. Sera d’estate, aria calda, un po’ umida. Una macchina passa lenta in strada, fari che illuminano i palazzi. Di fronte, appartamento del vicino, luce tamisée, gialla, intima. Il rideau si muove appena, brezza leggera. Lo vedo, Marco, alto, moro, muscoli tesi sotto la camicia. Sta con la sua tipa, mora come me, si baciano voraci. Lei gli slaccia i pantaloni, mano dentro. Cazzo, mi si bagna la figa all’istante. Non chiudo la tenda, resto lì, vestaglia semi-aperta, capezzoli duri contro il tessuto.
Alza lo sguardo, mi fissa. Occhi neri, sorriso malizioso. Io arrossisco, ma non mi muovo. Bevo un sorso, caffè amaro in gola. Lui continua a limonare lei, ma mi guarda. Lei si inginocchia, glielo prende in bocca. Io mi tocco piano, sotto, dita umide. Il cuore batte forte, e se qualcuno passa? E se i vicini di lato vedono? L’interdetto del palazzo, così vicino, mi fa impazzire. Lui geme piano, occhi su di me. La tipa non sa niente, rideau ancora mosso. Desiderio che sale, cazzo, lo voglio.
Lo Sguardo che Accende Tutto
Bussa dopo mezz’ora. ‘Ciao, ti ho vista dal balcone.’ Voce bassa, roca. Entro lui, chiudo porta piano, serratura clicca. ‘Ti è piaciuto lo spettacolo?’ gli dico, voce tremante. Mi spinge contro il muro, labbra sulle mie, lingue che si mischiano. Mani sulla vestaglia, la strappa giù. ‘Cazzo, sei bagnata fradicia.’ Sì, lo sono. Lo tiro sul divano, cuoio fresco sotto. Gli slaccio la camicia, petto villoso, sudato. Lui mi butta giù, bretelle via, tette fuori. Le lecca, morde capezzoli. ‘Ah… sì…’ gemo piano, mani nei suoi capelli.
Scende, bacia pancia, ombelico. Vestaglia giù, mutande nere via con essa. Mi guarda la figa, peli neri curati, già gonfia. ‘Bella fica italiana.’ Sbuffa caldo, peli vibrano. Dita sulle cosce, le apre. Lingua tocca labbra, piano, ritira. ‘Dai, leccami…’ lo supplico. Entra, gira dentro, succhia clito. Gemo forte, ‘Oh cazzo, sì!’ Naso nei peli, umido di saliva e mio succo. Muschio forte in bocca sua. Mi contrae, orgasmo vicino. Mani sui fianchi, leccata profonda. ‘E se i vicini sentono? La signora del piano di sopra…’ dico ridendo, eccitata. ‘Che sentano, scopri come gemi.’
La Scopata Cruda e il Brivido del Rischio
Vengo dura, figa si stringe sulla lingua, spruzzo un po’. ‘Brava troia,’ dice, lecca tutto. Non ferma, continua, secondo orgasmo, urlo soffocato. Cuoio scivoloso di sudore. Mi alzo, lo spingo giù. Pantaloni via, cazzo duro, grosso, vene gonfie. Lo prendo in bocca, succhio gland, saliva che cola. ‘Cazzo, che bocca.’ Poi monto sopra, guida dentro. ‘Entra piano… ah sì!’ Piena, lo cavalco, tette che ballano. Lui pompa su, mani sul culo. ‘Ti scoperò forte.’ Ritmo veloce, palle che sbattono. Paura eccita: finestra aperta, luce accesa, e se passa uno?
‘Vengo… dentro?’ ‘Sì, riempimi!’ Si tende, sborra caldo, jet potenti. Io vengo ancora, figa munge tutto. Crollo su di lui, cazzo ancora dentro, che si ammorbidisce piano. Sudati, ansimi. ‘Cazzo, incredibile.’ Baci lenti. Si riveste, ‘Tornerò.’ Porta chiude, clic.
Ora, ogni luce accesa di fronte mi fa bagnare. Il palazzo non è più lo stesso. Segreto carnale, occhi complici nei corridoi. Adrenalina eterna.