Ero sul balcone con il caffè in mano, l’odore forte che saliva nell’aria umida della sera romana. La luce tamisée filtrava dalle finestre dell’appartamento di fronte, quello di Luca, il vicino che avevo incrociato due settimane fa al bar sotto casa. Avevamo già scopato un paio di volte, notti veloci e memorabili, ma stasera… boh, sentivo qualcosa di diverso. Un rumore di macchina in strada, lontana, e poi il rideau che si muove piano. Lui era lì, si toglieva la maglietta. Cristo, quel drago sul dorso. Enorme, colori vividi, la bocca spalancata sulle spalle, ali sui reni, coda che girava sui fianchi fino all’ombelico. Lo guardavo ipnotizzata, la tazza tremava un po’. Lui si girò, mi vide. Sorrise, malizioso. Non si coprì. Si slacciò i jeans, li lasciò cadere. Il suo cazzo semi-duro dondolava, e io sentii la figa bagnarsi all’istante. L’adrenalina dell’essere vista, di sapere che poteva esserci qualcun altro al balcone vicino… dio, mi eccitava da morire.
Bussarono alla porta. Era lui, solo con i boxer, sudato dalla serata calda. ‘Ti ho vista, Sofia’, disse con voce bassa, entrando. Le sue mani sulle mie spalle, sotto la canottiera. ‘Voglio guardarti mentre ti lavi’. Andai in bagno, aprii l’acqua fresca. Mi spogliai piano, sentendo i suoi occhi. Seni piccoli e sodi, capezzoli duri. La mia figa rasata, liscia. Lui appoggiato al lavabo, solo boxer, il drago che si intravedeva dalla schiena. Mi savonai, l’acqua che scorreva, vapore che saliva. Uscii, lo abbracciai bagnata. Mani ovunque: sui suoi pettorali, giù sul pacco che pulsava. Lo girai verso lo specchio. ‘Voglio quel drago’, sussurrai. Baciavo ogni linea, seta sulla pelle. Gli tirai giù i boxer, il cazzo balzò fuori, duro come ferro.
Lo Sguardo che Accende Tutto
Lo portai in salotto, luci basse, finestre aperte. Lo sdraiai sul tavolo. Nuda, gambe aperte, figa esposta. ‘Leccami’, ordinai. Lui si chinò, lingua sulla fessa, umida già. Succhiò il clitoride, infilò un dito nella fica stretta. Gemevo forte, ‘Sì, cazzo, più dentro’. Venni in bocca, schizzi che gli colavano sul mento. Lo baciai, assaggiandomi. Poi lo feci sedere, afferrai la sua cappella con la lingua. La succhiai tutta, fino in gola, palle in mano. ‘Voglio la tua sborra ovunque’, dissi, occhi nei suoi. ‘Fottimi, Luca, la tua cazzo duro nella mia bocca’. Lui gemette, ‘Sto per venire’. Sborrò, ingoiai tutto, sapore salato. Ma non bastava.
La Passione Esplode Senza Freni
Lo girai a pancia sotto sul tavolo. Baciavo il drago, giù alle chiappe sode. Lingua nella raia, sul buco stretto. Lui sospirò, alzò il culo. ‘Leccami il culo’, grugnì. Infilai la lingua, bagnandolo. Un dito, piano. Si aprì, stretto da morire. ‘Sofia, inculami. Metti il tuo cazzo… no, aspetta, io voglio il tuo culo ora’. Mi sdraiai, gambe spalancate. No, lui voleva il mio. ‘Non toccare la fica, solo il culo’. Sorpresissima, ma eccitata. Lubrificò con saliva, posò la cappella sul mio ano vergine. Spinse piano, entrai il glande. Pausa, carezze. Poi mi spinsi indietro, lo presi tutto. Dolore misto piacere, ‘Strappami, cazzo!’. Muovevo i fianchi, finestre aperte, rischio che il vecchio di fianco vedesse. Un rumore di passi in cortile, adrenalina pura. Lui mi teneva i fianchi, pompava forte. ‘Vengo dal culo!’, urlai, orgasmo che mi squassava senza toccare la figa. Lui esplose dentro, sborra calda che colava.
Crollammo sul divano, corpi appiccicati, sudore e sesso nell’aria. Finestre ancora aperte, ma silenzio ora. Ci addormentammo così. Al mattino, caffè sul balcone, lui di fronte sorrideva. Quel segreto carnale ha cambiato tutto. Ora ogni luce accesa nel quartiere mi fa fremere. Chi osserva chi?