Mi chiamo Sofia, ho 35 anni, vivo in questo condominio di Milano con mio marito Luca. Adoro il brivido di essere spiata dai vicini, quell’eccitazione che ti bagna le mutande. L’altro sera ero sul balcone, tazza di caffè bollente in mano, l’odore forte che si mescolava all’aria umida. Una macchina passa piano in strada, romba bassa, fari che sfiorano il cortile. Guardo di fronte, appartamento 4B, luce tamisée dalla finestra di Elena, la nuova vicina. Il tendine si muove appena, come se respirasse. La vedo in controluce: sola, camicia da notte aperta, mano tra le cosce, si tocca piano i capezzoli duri. Il cuore mi pompa forte. Lei alza lo sguardo, i nostri occhi si agganciano. Arrossisce, ma non si ferma, continua a strofinarsi. Io sorrido, le mostro la lingua piano. Lei sparisce dietro il tendine, ma so che è eccitata.
Da quel momento, tensione palpabile. La incontro in cortile, “Buonasera Elena, tutto bene?”, lei balbetta, occhi bassi sulle mie tette libere sotto la maglietta. Luca ride quando glielo racconto: “È in calore, poverina, sola da mesi”. Pensiamo di invitarla a cena, per farla craqqare. “Tu in caftano nudo sotto, io gonna senza slip”. Lui si banda subito.
Lo sguardo dal balcone che ha acceso il fuoco
Elena arriva, figa da paura: stivali neri alti, gonna aderente corta, camicetta sbottonata che lascia intravedere i capezzoli. Luca entra sparato, “Ciao bellezza!”, caftano bianco, cazzo semi-duro che dondola sotto mentre cammina. Lei fissa lì, boccheggia. Aperitivo: mi chino per i bicchieri, le flasho la fica rasata nuda. “Oops”, dico ridendo. Lei arrossisce ma non distoglie lo sguardo.
A tavola, vino rosso che scalda. Parliamo sporco: “Ti manca il cazzo, eh?”. “Sì… mi masturbo, ma non è lo stesso”. Luca: “E un bel pisellone duro?”. Lei ansima, “Dio, sì”. In salotto, sul divano di fronte a lei, Luca mi palpa le tette, tira i capezzoli fino a farli puntare. Io afferro il suo cazzo attraverso il caftano, lo pompo duro. Tiro su il tessuto: verga viola, grossa, vena pulsante. Elena fissa ipnotizzata, gambe che tremano.
Luca mi sbatte fuori una tetta, mi alza la gonna, io apro le cosce: fica fradicia luccicante. Silenzio, solo musica soft. Elena balbetta: “Posso… toccarmi?”. “Fallo, troia”, dico eccitata. Lei spalanca le gambe, mano in mutande, tira fuori un seno grosso, mamelone scuro, si torce il capezzolo. Piange di sollievo. Mi alzo, la bacio, la spoglio nuda: corpo da matusa bona, tette pesanti, figa pelosa nera, labbra gonfie.
La scopata selvaggia con il rischio di essere visti
Luca si leva il caftano, cazzo al cielo. “È tuo”. Elena lo afferra, “Cazzo, che bestia”, lo lecca dal basso, ingoia il glande, succhia rumorosa. Io dietro, dita nella sua fica zuppa, clitoride enorme. “Sei una fontana”. La metto a pecorina sul tappeto, io sotto a leccarle la figa. Luca spinge: “Guarda che fica stretta”. Entra piano, “Ahhh!”, lei urla. Io vedo tutto: cappello che spacca le labbra, succhi che colano sul mio viso. Luca pompa forte, palle che sbattono, “Ti sfondo, puttana!”. Finestra aperta, vicini potrebbero sentire, una macchina passa, fari illuminano noi tre. Elena: “Scopami più forte, non fermarti!”. Stringe le cosce, viene urlando, schizzi caldi in faccia a me. Luca continua, “Prendo il tuo culo?”. “No, sborrami in bocca!”.
Luca esce, la gira, le infila in gola: “Bevi tutto”. Gode, fiotti bianchi che le colano dal mento sulle tette. Io mi masturbo guardandola, vengo anch’io.
Dopo, sudati sul divano, champagne. “Grazie… non ci credo”. “Torna quando vuoi, troietta”. Lei se ne va nuda sotto il cappotto lungo, tacchi che echeggiano sulle scale. Ora ogni luce accesa nel palazzo mi eccita. Questo segreto ci lega tutti, la coproprietà non è più la stessa: ogni balcone un invito proibito.