Ero sul mio balcone, con una tazza di caffè in mano, l’odore forte che mi riempiva le narici. La sera calava piano su Roma, luci tamise negli appartamenti intorno. Dall’altra parte del cortile, nella finestra di Marco, il mio vicino single, ho visto muoversi una tenda. Appena un fruscio, eh? Il cuore mi è partito. Lui era lì, a torso nudo, muscoli tesi mentre si asciugava dopo la doccia. L’acqua gli colava ancora sul petto, e io… cazzo, mi sono sentita bagnata all’istante.
Non era la prima volta. Lo spiavo da settimane, di nascosto. Lui alto, moro, con quel sorriso da stronzo che ti frega. I nostri sguardi si incrociavano per caso sulle scale del condominio, un ‘buonasera’ veloce, ma elettrico. Ieri, però, è cambiato tutto. Ero in vestaglia leggera, quella di seta che lascia poco all’immaginazione, e lui passa sotto il mio balcone con la macchina che romba piano in strada. Alza gli occhi, mi vede. Io non mi muovo, lo fisso. Sento l’adrenalina, il proibito del vicinato. ‘Ciao Sofia’, grida piano, con un ghigno. ‘Ti va un caffè domani?’. Io annuisco, la voce trema: ‘Sì, vieni da me’.
Lo Sguardo dal Balcone e la Tensione che Sale
La mattina dopo, bussano. Apro, lui entra con due caffè caldi. ‘Ho pensato a te stanotte’, dice diretto, posando le tazze. L’aria è densa, vicini di casa, ma cazzo se lo voglio. Ci sediamo sul divano, gambe che si sfiorano. Parliamo di cazzate, il lavoro, il rumore dei vicini… ma i miei occhi scendono sul suo pacco che si gonfia. ‘Ti ho vista ieri sera, dal balcone’, confessa lui, mano sulla mia coscia. ‘E tu eri lì, mezzo nudo’, ribatto io, ridendo nervosa. Il desiderio monta, proibito, con la finestra aperta sul cortile. Qualsiasi vicino poteva vederci.
Non resisto più. Lo bacio, lingue che si intrecciano umide. ‘Cazzo, Sofia, sei una troia voyeur’, mormora lui, palpandomi le tette sode. Io gli slaccio i jeans, tiro fuori il cazzo duro, grosso, venoso. ‘È enorme’, gemo, masturbandolo lento, sentendo pulsare la cappella. Lui mi strappa la vestaglia, mi lecca i capezzoli turgidi, mordicchia. ‘Sdraiati, voglio la tua figa’, ordina. Mi giro a pecorina sul divano, culo in aria verso la finestra. La tenda si muove appena col vento, luce fioca dall’appartamento di fronte. Paura mista a eccitazione: e se ci vedono?
Il Sesso Selvaggio con il Rischio di Essere Visti
Mi infila due dita nella fica fradicia, ‘Sei una fontana, puttana’. Io gemo forte, ‘Leccamela, dai’. Lui si inginocchia, lingua dentro, succhia il clitoride gonfio. Io gli spingo la testa, ‘Più forte, cazzo!’. Poi mi alzo, lo spingo sul tappeto. Gli monto in bocca, figa sul viso, grindando. ‘Bevi i miei succhi’, ansimo. Lui ansima sotto, ‘Vengo da te da giorni pensando a questo’. Lo giro, lo cavalco. Il suo cazzo mi spacca, entro fino in fondo, pareti strette che lo stringono. ‘Ti fotto come una vacca’, grugnisce lui, manate sul culo. Io rimbalzo, tette che sbattono, sudore che cola. ‘Più veloce, fammi venire!’, urlo piano, temendo i vicini.
Mi ributta giù, mi scopa da dietro, cazzo che sbatte profondo. ‘Ti apro il culo?’, chiede, dito umido sull’ano. ‘Sì, sodomizzami!’, imploro. Entra piano, stretto, doloroso e delizioso. Alterna figa e culo, bestiale. Sento un rumore, macchina in strada, vicini che passeggiano? Il brivido mi fa contrarre. ‘Vengo, troia!’, ruggisce lui, sborra dentro il culo caldo, fiotti bollenti. Io esplodo, orgasmo che mi squassa, squirto sul pavimento. Crollo su di lui, corpi appiccicosi, respiri affannati.
Rimaniamo lì, abbracciati, finestra ancora socchiusa. ‘Questo resta tra noi’, sussurra lui, accarezzandomi i capelli. Io sorrido, ‘Ora il condominio ha un segreto’. Mi alzo piano, chiudo la tenda. Fuori, la vita normale: rumori di piatti, voci lontane. Ma io vedo tutto diverso. Ogni finestra nasconde desideri, ogni vicino un possibile amante. Marco se ne va con un bacio, ‘Ci rifacciamo presto’. E io, eccitata ancora, penso: sì, cazzo, sì.