Ero sul balcone, caffè in mano, l’odore forte che saliva nell’aria umida della sera. Milano dormiva, ma non lui. L’appartamento di fronte, luce fioca dalla lampada sul tavolo. Il rideau… ehm, la tenda, si muoveva piano, come se un alito di vento. Ma no, era lui, Marco, il vicino single, grande, capelli brizzolati, camicia aperta. Lavorava tardi, piedi sul tavolo, occhi chiusi. Dormiva? Il cuore mi batte forte. Lo spiavo da settimane, quel corpo forte, quelle mani grandi.
Una macchina passa in strada, rombo basso, mi fa sussultare. Lui apre gli occhi, guarda fuori. I nostri sguardi si incastrano. Attraverso il vetro, sorride, canagliesco. Arrossisco, ma non mi muovo. Bevo un sorso, lentissimo, sentendo il suo sguardo su di me. Indosso solo una camicia leggera, niente sotto, tette libere che si muovono piano. Lui si alza, si avvicina alla finestra, mano sul vetro. Io… esito, ma alzo la camicia un po’, lascio vedere una coscia. L’adrenalina mi bagna già.
Lo Sguardo Proibito dal Balcone
‘Vieni?’, mima con la bocca. O era un invito? Il telefono vibra, messaggio: “Porta aperta. Vieni da me.” Tremo. Proibito, vicini, se qualcuno vede… Ma scendo, balcone a balcone, appartamento di fronte. Busso piano, entro. Odore di cibo cinese, tavolo ingombro. Lui mi fissa, alto, profumo di uomo stanco e eccitato.
Mi prende la mano, la stringe. “Ti ho vista, puttana sexy.” Rido nervosa, ma il suo bacio mi zittisce. Bocca dura, lingua che invade. Mani sulla mia camicia, la strappa giù. Tette nude, capezzoli duri. Li morde, succhia forte. Gemo, “Cazzo, sì…” Sento voci dal cortile, vicini che chiacchierano? Paura, eccitazione pura.
Mi spinge sul tavolo, carte volano. Gamba alzata, vede la fica bagnata, rasata. “Niente mutande? Troia.” Due dita dentro, frullano, mi fanno urlare. Io gli slaccio i pantaloni, cazzo enorme, venoso, già bagnato. Lo prendo in bocca, succhio il glande, linguale giù alle palle. Geme, “Brava, succhialo tutto.”
La Scopata Intensa con Rischio di Essere Visti
Mi gira, fica esposta alla finestra. “Se ci vedono?” dico ansimando. “Meglio, che guardino.” Entra piano, mi riempie, cazzo grosso che spinge contro le pareti. “Ahhh, troia, sei strettissima.” Pompa forte, tavolo cigola, tette ballano. Pollice sul clito, mi fa venire subito, squirto sul suo cazzo. Paura: luce accesa di fianco, ombra passa?
Mi sbatte più forte, “Ti riempio la fica.” Io stringo, unghie nella schiena. Viene, sborra calda dentro, urla soffocate. Resto lì, tremante, suo sperma che cola.
Ci rivestiamo piano, sudati. “Il nostro segreto,” sussurra, bacia il collo. Esco, balcone, aria fresca. Ora ogni luce nel palazzo è sospetta, ogni vicino un possibile amante. La coproprietà? Un nido di peccati nascosti. Non vedo l’ora di spiare ancora.