Ero sul mio balcone, con il caffè in mano, l’odore forte che saliva nell’aria umida del mattino. Roma si svegliava piano, un’auto passava lenta in strada, rombando piano. Dall’altra parte del cortile, la finestra di Luca, il mio vicino di quarant’anni, atletica da escursioni in montagna. Lo vedevo spesso, magro, poco peloso, quel fascino maturo. Quel giorno, il suo sipario si mosse appena, una fessura. Lui era lì, in boxer, la mano che scivolava piano sul davanti gonfio. Cazzo, si stava toccando. Il mio cuore ha accelerato. Ho sentito un calore tra le gambe, la fica che si bagnava all’istante.
Non mi sono mossa. Ho lasciato che mi vedesse, ho socchiuso la vestaglia, lasciando intravedere un seno. I nostri occhi si sono agganciati. Lui ha sorriso, malizioso, ha tirato giù il boxer. Il suo cazzo è saltato fuori, dritto, spesso, circonciso, proprio come piace a me. Ehm… ho esitato, ma ho aperto di più, mostrando la mia fica rasata. Lui ha accelerato, gemendo piano, io mi sono toccata il clitoride, piano, sentendo il sole tiepido sulla pelle. Un vicino ha aperto una finestra vicina, ho trattenuto il fiato, ma non ci siamo fermati. Il brivido dell’essere spiati… dio, mi eccitava da morire.
Lo Sguardo che Accende Tutto
La sera dopo, bussano. È lui, con una bottiglia di vino. ‘Ho visto che ti piace guardare,’ dice con voce bassa, entrando. Chiudo la porta, il cuore che batte forte. ‘E a te piace farti vedere,’ rispondo, ridendo nervosa. Ci sediamo sul divano, vicini, le nostre ginocchia che si toccano. Parliamo di cazzate, montagne, ma i nostri occhi dicono altro. Sento il suo profumo, sudore misto a sapone. ‘Isabella, mia moglie, non è più la stessa dopo i figli,’ confida. ‘Non bagna come prima.’ Io annuisco, ‘Capisco, il mio ex era troppo grosso per me a volte.’ Lui ride, ‘Il mio cazzo è un problema, dicono.’
Mi alzo, gli tiro giù i pantaloni. ‘Fammi vedere.’ Il suo cazzo balza fuori, enorme, venoso. Lo prendo in mano, non ci sta tutto. ‘Cazzo, Luca, è spesso da morire.’ Lui geme, mi bacia il collo. Io mi spoglio, nuda davanti a lui. Mi sdraio sul tappeto, apro le gambe. ‘Leccami.’ La sua lingua sulla fica, vortici sul clitoride, poi scivola sul culo. ‘Sì, lecca il mio buco, più forte!’ Gemo, afferrandogli i capelli. Paura che i vicini sentano, una luce si accende di fianco. Lui mi infila un dito nel culo, mentre mi succhia. Io lo giro, prendo il suo cazzo in bocca, lo ingoio fino in gola, lo lecco le palle. ‘Voglio scoparti,’ ansima.
L’Esplosione di Piacere e Paura
Mi metto a pecorina contro la finestra aperta, il sipario che sventola. Entra piano, la sua cappella spessa che mi apre la fica. ‘Cazzo, sei stretto!’ Spinge, mi riempie tutta, urtando il collo dell’utero. Io urlo piano, ‘Più forte, scopami!’ Ogni colpo, il rumore bagnato, i nostri corpi che sbattono. Guardo fuori, una ombra nel cortile? Il rischio mi fa contrarre, vengo forte, schizzandogli sulle palle. Lui accelera, ‘Sto venendo!’ Mi riempie di sborra calda, traboccando. Crolliamo, sudati, ansimanti.
Dopo, ci rivestiamo in silenzio. ‘Non dirlo a nessuno,’ sussurra, baciandomi. Esco sul balcone, l’aria fresca. Ora ogni finestra brilla di segreti. Il palazzo non è più lo stesso. Ogni vicino potrebbe nascondere un cazzo duro o una fica bagnata. E io? Io voglio di più.