Ero sul balcone, caffè in mano, l’odore forte mi saliva nelle narici. La sera calava piano, luce tamisée nell’appartamento di fronte. Il vicino, Marco, quello muscoloso del piano di sotto… l’ho visto. Rideau che si muoveva appena, come se non volesse attirare attenzione. Ma lui era lì, nudo sul letto, braccia aperte, cazzo dritto come un palo. Si toccava piano, gemendo basso. Un brivido mi ha preso. Macchina che passa in strada, rumore lontano, ma io fissata su di lui. Pensava a cosa? A me? Il cuore mi batteva forte, fica già bagnata sotto la gonna leggera.
Non ce l’ho fatta a staccare gli occhi. Lui ha alzato lo sguardo, mi ha vista. Pausa, mano ferma sul suo uccello gonfio. Sorriso malizioso, ha ripreso a segarsi più forte, occhi nei miei. ‘Cazzo…’, ho sussurrato tra me. Ho aperto di più la finestra, brezza fresca sulla pelle. Mi sono toccata piano sopra la gonna, clitoride che pulsava. Lui accelerava, testicoli stretti, vene sul cazzo che sporgevano. L’interdetto del vicinato mi eccitava da morire, vicini che potevano spiare anche loro.
Lo Sguardo Proibito e la Tensione che Sale
‘Vieni qui’, ha mimato con la bocca, senza suono. Io ho esitato, ma il desiderio vinceva. Sono uscita sul ballatoio comune, gonna al vento, mutande zuppe. Ha aperto la porta in un lampo, nudo, cazzo che puntava in alto. ‘Ti ho vista, troia’, ha ringhiato piano, tirandomi dentro. Porte aperte? No, sbattute, ma il rumore echeggiava.
Mi ha spinta contro il muro del corridoio stretto, bocca sulla mia, lingua dentro, mani che mi palpavano tette e culo. ‘Hai una fica da sogno’, ha detto ansimando, infilando dita sotto mutande. Io gemevo, ‘Shh, i vicini…’, ma lui rideva, ‘Che scopino pure’. Mi ha strappato via la gonna, mutande a terra. In ginocchio, mi ha leccato la fica, lingua su clitoride, succhiando umori. ‘Buona di fica’, grugniva, due dita dentro, che pompavano. Io tremavo, ‘Marco, cazzo, sì…’. Paura che qualcuno bussasse, eccitazione pura.
Il Sesso Crudo e il Terrore di Essere Scoperti
Mi ha alzata, gambe intorno ai fianchi, cazzo contro fica bagnata. ‘Prendilo tutto’, e mi ha penetrata di colpo, grosso, duro, fino in fondo. ‘Ahhh!’, ho urlato piano, pareti strette intorno al suo uccello. Mi scopava forte, colpi secchi, palle che sbattevano sul mio culo. ‘Ti piace essere la puttana del palazzo?’, mi sussurrava all’orecchio. Io annuivo, unghie nella schiena, ‘Fottimi più forte, fammi venire’. Sudore che colava, odore di sesso nell’aria, luce dalla finestra che illuminava i nostri corpi unti.
Mi ha girata, a pecorina sul divano, culo in aria. ‘Guarda fuori, magari ci vedono’. Ha sbattuto dentro, mano sul clitoride, che sfregava. Io venivo, fica che si contraeva, ‘Sto venendo, cazzo!’. Lui non mollava, ‘Sborro dentro’, e ha esploso, sperma caldo che mi riempiva, gocciolava sulle cosce. Gemiti soffocati, corpi appiccicati.
Dopo, ansimanti sul pavimento, lui mi accarezzava. ‘Non dire niente’. Ho annuito, sorriso. Porte chiuse, ma quel segreto ora cambia tutto. Ogni finestra, ogni balcone… chissà chi spia chi. Il palazzo non è più lo stesso, pulsa di desideri nascosti. Torno a casa, fica piena del suo seme, già penso al prossimo sguardo.