Ero sul balcone con una tazza di caffè fumante, l’odore forte che mi riempiva le narici. Era tardi, le luci della strada tremolavano debolmente, una macchina è passata lenta rombando piano. Di fronte, nell’appartamento del mio vicino Roberto, il fotografo, la luce era tamizzata, arancione calda. Lo vedevo sempre lì, con le sue modelle. Ma stasera… c’era Luca, il suo assistente giovane, quel figo con i muscoli tesi sotto la maglietta.

Luca stava sistemando le luci, la modella – una mora stupenda – era in perizoma e reggiseno trasparente. Si chinava, tette perfette che ballavano. Roberto scattava, ma Luca… oh cazzo, Luca le sfiorava la schiena, le mani ferme sui fianchi per posizionarla. Io sentivo il cuore battere forte, la fica che si bagnava piano. Il rideau della mia finestra si muoveva appena con la brezza, ma ero lì, mezza nuda in vestaglia, a spiare. E lui? Ha alzato lo sguardo. I nostri occhi si sono incatenati. Ha sorriso, quel bastardo. Sapeva.

Sguardi proibiti dalla finestra

Da giorni era così. In cortile, incrociavamo sguardi. “Buonasera Anna”, diceva con voce bassa, occhi che mi scavavano dentro. Io arrossivo, sentivo l’eccitazione montare. L’interdetto del vicinato, così vicino, così pericoloso. Una sera, sul mio balcone, l’ho visto fumare solo. “Ehi, non dormi?” ho detto piano. Lui si è avvicinato alla ringhiera. “E tu? Sempre a guardare?” Ha riso. Il caffè versato, mani che sfiorano. “Vieni qui”, ho sussurrato. È saltato il muretto basso, nel mio balcone. Bacio fame, lingue che si divorano.

Le sue mani sotto la vestaglia, tette libere, capezzoli duri come sassi. “Cazzo, Anna, sei fradicia”, mormora afferrandomi la fica. Dita dentro, due, tre, che pompano forte. Io gemo, “Shh, i vicini…”. Ma non mi fermo. Lo tiro dentro, ma no, sul balcone. Finestra aperta verso la strada, luce del suo appartamento ancora accesa. Lo spingo contro la parete, gli slaccio i jeans. Cazzo enorme, duro, vene gonfie. Lo prendo in bocca, succhio avida, lingua sul glande, saliva che cola. “Mmm, troia voyeur”, ansima lui, mano nei miei capelli.

Esplosione di piacere con il rischio

Mi alzo, mi giro, culappio in aria. “Scopami, Luca, forte”. Entra di colpo, cazzo che spacca la fica, colpi secchi, palle che sbattono. “Ah sì, così! Più profondo!”. Io urlo piano, paura che sentano, ma eccitazione folle. Mi afferra i fianchi, mi sbatte come una puttana. Cambiamo, lo cavalco sulla sedia, tette che rimbalzano, lui le morde. “Sborra dentro, riempimi!”. Sento il vicino di sotto tossire? Macchina passa, fari che sfiorano. Lui esplode, sperma caldo che schizza dentro, io vengo tremando, fica che pulsa.

Ci calmiamo ansanti, sudati. Si riveste, salta indietro. “Domani ancora?” sussurra. Annuisco, sorriso complice. Torno dentro, gambe molli, odore di sesso nell’aria. Ora ogni luce nel palazzo è sospetta, ogni ombra un segreto. Il quartiere non è più lo stesso: è carico di promesse sporche, di culi scopati di nascosto. E io? Io voglio di più.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *