Ciao, mi chiamo Sofia, ho 28 anni, vivo in questo palazzo vecchio al centro di Roma. Il mio appartamento ha un balcone che dà proprio di fronte a quello del vicino di fronte, un ragazzo alto, moro, tipo 1,85, magro ma muscoloso. Lo chiamo Luca, l’ho visto un paio di volte sulle scale. Timido da morire, saluta e arrossisce. Io? Adoro questi tipi, mi eccitano da impazzire.
Era febbraio, freddino, luce grigia. Bevo il mio caffè sul balcone, la tazza fumante, odore forte che si mescola all’umido della strada. Lo vedo lui, in mutande, solo una serviette intorno alla vita dopo la doccia. Si raschia lì sotto, pubis liscio, e io… cazzo, mi bagno subito. Il rideau della sua finestra si muove piano, lui si accorge di me? Mi fissa, sorride timido. Io gli mando un bacio con la mano, alzo la gonna quel tanto, senza slip oggi. Sento una macchina passare in basso, clacson lontano, cuore che batte. Lui si tocca piano sopra la serviette, erection che spunta. Ogni mattina così, sguardi, io mi tocco la fica piano mentre lui si sega nascosto. Tensione pazzesca, vicini, finestre aperte, rischio che la vecchia del piano di sotto capisca.
Sguardi Rubati e Desiderio che Sale
Un giorno, scale, ci incrociamo. ‘Ciao Sofia, bello il caffè sul balcone eh?’ dice lui, voce bassa, occhi bassi. ‘Vieni domani? Porto io il caffè,’ gli dico maliziosa. Arrossisce, annuisce. Il giorno dopo, balcone mio, caffè caldo, lui in jeans stretti, io in top corto, tette piccole ma sode che spingono. Parliamo, ridiamo, gambe che si sfiorano. ‘Ti ho visto l’altro giorno… rasato tutto,’ gli sussurro. ‘Cazzo, mi hai visto?’ ride nervoso. ‘Mi eccita, sai?’. Mani sulle cosce, bacio leggero. Fuori, voci di vicini, porta che sbatte. Desiderio che esplode, proibito, così vicino a tutti.
Sesso Selvaggio con il Rischio di Essere Visti
Non resisto. Lo tiro dentro, balcone semi-aperto, luce tamisée dentro. ‘Qui, voglio il tuo cazzo ora,’ gli dico. Lo spingo contro il muro, gli slaccio i jeans, cazzo duro, grosso, venoso. Lo prendo in bocca, succhio forte dalla base al glande, saliva che cola. Lui geme, ‘Sofia… e se ci vedono?’. ‘Meglio, mi eccita,’ rispondo, lecco le palle, dito sul culo, lo infilo piano. Lui impazzito, mi tira su, mi strappa il top, succhia i capezzoli duri, mordicchia. Io a quattro zampe sul tappeto del balcone, fica rasata esposta, vento fresco sulla pelle bagnata. ‘Scopami, spaciami,’ gemo. Entra di colpo, cazzo che riempie, colpi secchi, palle che sbattono. Paura folle, luce accesa di fianco, ombra che passa. ‘Più forte, fammi urlare,’ dico. Mi gira, gambe sulle spalle, mi lecca la fica, lingua sul clito, due dita dentro, poi tre, mi masturbo l’ano. ‘Nel culo, voglio,’ ansimo. Lubrifica con saliva, spinge piano, ‘Stretto… cazzo,’ geme lui. Vado avanti, lo cavalco, tette che rimbalzano, urlo soffocato. Sborra dentro, caldo, io vengo tremando, squirt sul pavimento. Suoni di passi in basso, macchina che riparte.
Ci rivestiamo veloci, sudati, sorrisi complici. ‘Mai stato così,’ mi dice baciandomi. Torno dentro, balcone chiuso, ma quel segreto… cambia tutto. Ora ogni finestra è un invito, ogni vicino un possibile voyeur. Il palazzo non è più lo stesso, pulsa di sesso nascosto. Lo rifarei mille volte.