Ero sul balcone, caffè in mano, quell’odore forte che si mescolava all’aria umida di Milano. Sera, luce tamisée negli appartamenti intorno. Dall’altra parte del cortile, la finestra del nuovo vicino socchiusa. Lui, sui 60, capelli grigi, aria da ex militante deluso, solo da quando la moglie l’ha mollato. L’ho notato settimane fa. Da allora, quei sguardi. Il rideau si muoveva piano, una brezza leggera. Io in vestaglietta sottile, seni liberi, sentivo i suoi occhi. Sapevo che spiava. Il brivido, eh? Essere guardata dai vicini, quel proibito che ti bagna.
Una sera, lo vedo sul suo balcone, sigaretta in mano. Gli sorrido, lui arrossisce, abbassa lo sguardo. Ma torna a fissarmi le gambe. Io, piano, apro un po’ le cosce, fingo di sistemarmi. La macchina passa in strada, rombo basso, copre il mio respiro accelerato. Lui fissa, non distoglie. La tensione sale, sai? Immagino la sua mano che scivola nei pantaloni. Io mi tocco piano, sotto, umida già. ‘Vieni qui’, penso. Ma aspetto. Il giorno dopo, lo incontro sulle scale. ‘Buonasera’, balbetta. ‘Ti ho visto’, dico piano, con sorriso complice. Lui impallidisce, eccitato. ‘Stasera, balcone’, sussurro. Il cuore mi batte forte.
Gli Sguardi che Accendono il Fuoco
Bussano piano. Apro, lui lì, nervoso, camicia stropicciata. ‘Entra’, ordino, voce bassa autoritaria. Chiudo la porta, luce fioca del salotto, finestra aperta sul cortile. Paura che qualcuno veda, che senta. ‘In ginocchio’, dico. Esita, ma obbedisce, occhi bassi. Gli tendo il piede, scalza. Lo bacia, tremante, odore di pelle e sudore. ‘Più su’, gemo. Sale, mani sulle mie cosce, nylon sottile. Io alzo la gonna, mutande bagnate. ‘Lecca’, comando. Tira giù il tessuto, annusa la mia fica rasata, gonfia. Lingua dentro, lecca le labbra grandi, succhia il clitoride duro. ‘Bravissimo, cazzo, sì!’, ansimo. Lo spingo più forte, pubis sul suo viso, odore muschiato forte. Auto passa di nuovo, freni stridono, coprono i miei gemiti. Paura che i vicini sentano, ma eccita di più. Sento montare, cosce tremanti. ‘Non fermarti, lecca la mia fica bagnata, troia!’, urlo piano. Esplodo, orgasmo violento, schizzi sulla sua bocca, lui beve tutto. Ansima, cazzo duro nei pantaloni, ma non lo tocco. È mio schiavo.
‘Ancora’, dico, tolgo mutande, gliele butto. ‘Annusa stasera nel letto’. Lui annuisce, viso bagnato di me. Lo rimetto in piedi, lo bacio rude. ‘Torna domani, docile’. Esce, scala cigolante. Io sul balcone, caffè finito, cortile silenzioso. Ora tutto è cambiato. Quel palazzo noioso? Pieno di segreti carnali. Ogni finestra nasconde voglie. Lui è mio, e l’adrenalina mi fa già bagnare di nuovo.