Ero sul balcone, sorseggiando un caffè forte, l’odore che si mescolava all’aria umida della sera. Milano dormiva piano, ma non i miei vicini d fronte. La loro finestra era socchiusa, la tenda bianca si muoveva appena, come se un alito di vento la sfiorasse. Ma no, era lui, il marito, che la scostava piano. Li ho visti: cena intima, lui in camicia aperta, lei in vestitino nero stretto. Ridevano, bicchieri di vino che tintinnavano. Poi, un film è partito sullo schermo. Qualcosa di vecchio, erotico, luci basse.
Io… non so perché, ma non riuscivo a staccare gli occhi. La luce tamisée del loro salotto filtrava sulla strada, un’auto è passata lenta, fari che sfioravano i palazzi. Lei si è alzata, gli ha baciato il collo. Lui le ha alzato la gonna, mano dentro le mutande. Cazzo, si stavano toccando lì, davanti al film. Io sentivo il cuore battere forte, le tette che si indurivano sotto la canottiera sottile. E poi… l’ho notato. Il vichino di fianco, Luca, quello single con gli occhi da predatore. La sua finestra era aperta, luce spenta, ma ho sentito un rumore, come un bicchiere posato. Mi guardava? La tenda sua si è mossa piano.
Lo Sguardo che Accende Tutto
Mi sono sporta un po’, fingendo di fumare. Il caffè era finito, ma restavo lì, gambe nude sotto la vestaglia leggera. I vicini d fronte ora scopavano sul divano: lui la penetrava da dietro, lei gemeva piano, “Sì, più forte…”. Io ero bagnata, la figa che pulsava. Luca… l’ho visto. Ombra sul balcone suo, vicino al mio. I nostri balconi sono divisi solo da un muretto basso, 2 metri di distanza. Mi ha sorriso, sigaretta in bocca. “Bella serata, eh?” ha detto piano, voce roca. Io ho annuito, rossa, ma eccitata da morire. “Hai visto anche tu?” ho sussurrato. Lui ha riso basso, “Già. Ti piace guardare?”.
La tensione saliva, proibita. I vicini continuavano, lei urlava ora, lui la sbatteva. Luca si è avvicinato al muretto, pantaloni larghi, ma vedevo il rigonfiamento. “Vieni qui,” mi ha detto, mano tesa. Io ho esitato, un’altra macchina in strada, rumori lontani. Ma l’adrenalina… cazzo, adoravo quel brivido. Sono scivolata sul suo balcone, vestaglia aperta, tette fuori. Mi ha baciata rude, lingua dentro, mani sulla figa rasata. “Sei fradicia,” ha ringhiato. L’ho slacciato, il cazzo duro, grosso, venoso. L’ho preso in mano, pompato piano mentre guardavamo i vicini.
La Scopata Selvaggia e il Rischio di Essere Visti
Mi ha girata, contro il muretto, gonna alzata. “Pronta?” “Fottimi, Luca, ma piano, ci vedono.” No, forte. Mi ha infilato il cazzo dentro di botto, figa stretta che lo ingoia. “Ahhh! Cazzo!” ho gemito, mordendomi il labbro. Spinte dure, palla contro palla, il suo sudore sul collo mio. Paura costante: una luce accesa di sotto? Un vicino che esce? Ma eccitazione pura, “Più forte, scopami come una troia!”. Mi ha tappato la bocca, dito in culo mentre mi martellava. Io tremavo, orgasm o vicino, figa che schizza. Lui grugniva, “Vengo… sul tuo culo.” Si è tirato, sborrata calda che cola.
Siamo crollati, ansimanti, balcone umido di noi. I vicini avevano finito, luci spente. Luca mi ha baciata piano, “Segreto nostro.” Io ho annuito, tornata a casa, corpo tremante. Ora ogni finestra brilla diversa, ogni tenda nasconde desideri. Il quartiere non è più lo stesso: pieno di segreti carnali, e io ne ho uno bollente.