Ero lì, sul mio balcone stretto, con una tazza di caffè in mano. L’odore forte mi saliva nelle narici, mescolato all’umidità della sera romana. La luce tamisée dell’appartamento di fronte filtrava attraverso le tende semiaperte. Marco, il vicino single, quel tipo muscoloso con la pelle olivastra, si stava cambiando. L’ho visto togliersi la camicia, i pettorali tesi, sudati dal giorno caldo. Poi i pantaloni. Cazzo, il suo cazzo semi-eretto balzava fuori dalle mutande. Ha alzato lo sguardo, ha notato il mio. Il rideau ha tremato appena, come se sapesse. Io non mi sono mossa. Ho sorriso, piano, sentendo un brivido tra le cosce.
Da quel momento, è diventato un gioco. Ogni sera, verso le nove, io sul balcone in vestaglia leggera, senza niente sotto. Lui si affacciava, fingeva di fumare, ma i suoi occhi mi divoravano. Una volta, ho lasciato cadere la vestaglia sulle spalle, i capezzoli duri all’aria fresca. Lui si è toccato, piano, attraverso i pantaloni. Il rumore di una macchina in strada ci ha fatto sobbalzare, ma non abbiamo smesso. ‘Ti vedo, bella’, ha mimato con le labbra. Io ho aperto le gambe sul seggiolina, lasciando intravedere la mia fica rasata. L’adrenalina mi bagnava già.
Lo Sguardo che Brucia tra i Balconi
I giorni passavano, la tensione saliva. Sapevo che mi filmava, quel porco. Io adoravo quel rischio, il proibito del vicinato. Una vicina poteva sporgersi, sentire i gemiti. Ma non fermavo niente. Una sera, pioveva piano, gocce sul ferro del balcone. Ero nuda, completamente, fingevo di stirare. Lui ha aperto la finestra di colpo. ‘Vieni qui, o vengo io?’, ha detto a voce bassa, rauca. Il cuore mi scoppiava. ‘Vieni’, ho sussurrato, la voce tremante.
È arrivato in due minuti, bussando piano alla porta. L’ho fatto entrare, bagnato di pioggia. Le sue mani grosse mi hanno afferrata subito. ‘Ti guardo da settimane, troia’, ha ringhiato, strappandomi la vestaglia. Mi ha spinta contro la finestra aperta, balcone visibile. ‘Fammi vedere quella fica’. L’ha leccata lì, in piedi, lingua dentro, succhiando il clitoride gonfio. Io gemevo, ‘Cazzo, sì, leccami forte’. Le gambe tremavano, il suo naso sul mio monte di Venere. Paura che la vecchia del piano di sopra sentisse, o che passasse qualcuno sotto.
L’Esplosione di Desiderio e Paura
Mi ha girata, mani sul vetro freddo. ‘Prendimi, Marco, scopami duro’. Il suo cazzo enorme, venoso, mi ha sfondata in un colpo. ‘Sei strettissima, puttana’. Pompava forte, palle che sbattevano sulla mia fica bagnata. Io spingevo indietro, ‘Più profondo, fammi urlare’. Sudore, odore di sesso e pioggia. ‘Se ci vedono?’, ho ansimato. ‘Meglio, che vedano come ti riempio’. Mi ha preso i capelli, tirando, mentre mi sbatteva. Ho sentito l’orgasmo arrivare, violento. ‘Vengo, cazzo, vengo!’. La fica pulsava, squirto sul pavimento. Lui ha grugnito, ‘Prendi la sborra’, e ha schizzato dentro, caldo, tanto da colare sulle cosce.
Ci siamo accasciati, ansimanti. Lui mi ha baciata, ‘Da ora è il nostro segreto’. Io ho annuito, ma dentro ribollivo. L’indomani, sul balcone, i nostri sguardi erano diversi. Carichi di quel ricordo carnale. Ogni luce accesa nel palazzo ora mi eccita. Chissà quanti segreti nascondono questi muri. Il vicinato non è più lo stesso: è un nido di desideri proibiti. E io? Io ne voglio ancora.