Ieri sera, ero sul mio balcone con una tazza di caffè in mano. L’odore forte mi saliva nelle narici, mescolato all’aria tiepida del tramonto. La luce arancione filtrava dalle finestre del palazzo di fronte, tamisée, come un invito. Lui era lì, il vicino single, quello con gli occhi scuri e il fisico da manovale. Ci conoscevamo di vista, saluti frettolosi in ascensore, ma sentivo sempre quella scarica, quel formicolio tra le cosce.
Lo vidi appoggiato alla ringhiera, una birra in mano. I nostri sguardi si incrociarono. Non un ciao normale, stavolta. Lui sorrise, malizioso, e io… ehm, arrossii. Il cuore mi batteva forte. Una macchina passò in strada, rombando piano, e il rumore mi fece sobbalzare. Ma non distolsi lo sguardo. Lui si passò una mano sul petto, scendendo piano verso i pantaloni. Cazzo, stava giocando. Io sentii la fica bagnarsi all’istante. ‘Che fai?’, gli dissi piano, la voce tremante. ‘Ti guardo, bellezza. E tu?’. La tenda dell’appartamento accanto si mosse appena, un fruscio leggero. Merda, e se ci vedevano?
Gli Sguardi che Bruciano
La tensione saliva, proibita, vicinissima. Solo un balcone ci separava, venti metri di vuoto elettrico. Mi morsi il labbro, esitai. Ma l’adrenalina mi pompava. Mi slacciai la camicetta, piano, lasciando intravedere le tette sode. Lui gemette, ‘Sì, così, fammi vedere’. Si aprì i jeans, tirò fuori il cazzo già duro, grosso, venoso. Lo accarezzò lento, guardandomi fisso. Io infilai una mano nelle mutande, sentii le labbra gonfie, il succo che colava. ‘Ti piace la mia fica?’, sussurrai, aprendo le gambe contro la ringhiera.
L’Esplosione di Piacere Proibito
Non ce la feci più. ‘Vieni qui’, gli dissi, la voce roca. Lui non esitò, scese le scale di corsa. Bussò piano alla mia porta, entrai nuda dalla vita in giù, lo tirai dentro. Contro la finestra aperta, balcone visibile, lo baciai selvaggio. ‘Scopami ora, ma piano, che ci sentono’. Mi girò, mi piegò sul davanzale. Sentii la cappella spingere contro la fica fradicia. ‘Sei una troia da balcone’, ringhiò, entrandomi dentro con un colpo secco. Ahhh! Il cazzo mi riempì tutta, pulsava caldo. Lo pompava forte, le palle che sbattevano sul mio culo. ‘Più forte, fammi urlare’, gemevo, le tette che oscillavano contro il vetro. La luce del vicino si accese, ombre si mossero. Paura? No, eccitazione pura. ‘Se ci vedono, gli mostriamo come si fotte’. Mi prese i fianchi, mi martellò, il sudore che colava. ‘Ti riempio la fica di sborra’, grugnì. Venne dentro, fiotti caldi che mi inondavano, facendomi venire con contrazioni violente. Io squirtai un po’, bagnando il pavimento.
Crollammo sul divano, ansimanti. Il cuore ancora a mille. Fuori, la notte era calata, le stelle deboli sopra i tetti. Un’auto passò di nuovo, lontana. Ci guardammo, ridendo piano. ‘Che segretezza, eh?’, disse lui, accarezzandomi la coscia. Io annuii, la fica ancora tremante. Ora, ogni volta che esco sul balcone, vedo i suoi, quelli degli altri, con occhi diversi. Quel palazzo non è più solo muri. È un nido di desideri nascosti, di cazzi duri e fiche bagnate dietro le tende. Il nostro segreto carnale ha cambiato tutto. E se capita ancora? L’adrenalina mi chiama.