Ero sul balcone, sorseggiando il mio caffè caldo, l’odore forte che mi riempiva le narici. Era tardo pomeriggio, luce tamisée negli appartamenti intorno. Dall’altra parte della corte, la finestra di Paolo e Maria. La tenda si muoveva appena, come se un alito di vento… ma no, erano loro. Paolo era in piedi, pantaloni abbassati, la sua cazzo dura in mano. Maria in ginocchio, bocca spalancata. Oddio…
Un’auto passò in strada, rombando piano. Mi bloccai, cuore che batteva forte. Li spiavo, nascosta dietro il vaso di basilico. Lei lo leccava piano, saliva che colava sulle palle gonfie. Paolo gemeva, testa all’indietro. ‘Cazzo, Maria, sì…’, biascicò lui. Io? Le mutande già bagnate. L’interdetto del vicinato, così vicino, bastava un passo falso e tutti avrebbero saputo.
Lo Sguardo Proibito dal Balcone
I nostri sguardi si incrociarono quella sera dopo. Paolo sul suo balcone, sigaretta in bocca, mi fissava. Sorrisetto malizioso. Io arrossii, ma non distolsi lo sguardo. ‘Bella vista, eh Sofia?’, urlò piano. Io risposi con un ‘Molto… intrigante’. La tensione saliva, aria elettrica. Sapevo che mi voleva, e io? Volevo la sua cazzo come Maria. Il brivido di essere osservati da chissà chi mi faceva tremare le cosce.
Non resistemmo. Mezzanotte, bussò alla mia porta. ‘Non ce la faccio più’, disse entrando, mani sul mio culo. Lo tirai dentro, ma lasciammo la finestra aperta. Luce fioca dalla strada, tenda che sbatteva leggera. Mi spinse contro il muro, lingua in bocca, sapore di caffè e fumo. ‘Ti ho vista spiare, troia’, ringhiò. ‘E tu mi hai eccitata’. Gli slacciai i jeans, cazzo enorme, venoso, già bagnato di pre-sborra.
La Scopata Selvaggia con Rischio di Essere Visti
Mi mise in ginocchio. ‘Succhia come sai’. Aprii la bocca, lo ingoiai piano, saliva che colava sul mento. Lui afferrò i miei capelli, pompava forte: ‘Brava, Sofia, ingoia tutto’. Rumore di passi in corridoio, vicini? Paura mista a eccitazione, figa che pulsava. Mi alzò, mi piegò sul tavolo, finestra aperta. ‘Ti scopo ora’. Cazzo dentro, duro, profondo. ‘Ahhh, sì Paolo, scopami forte!’. Colpi violenti, palle che sbattevano sul mio clito. ‘Cazzo, sei strettissima…’. Io gemevo: ‘Più forte, fammi venire!’. Sentivo occhi su di noi? Maria? Il tipo del piano di sopra? L’adrenalina mi fece squirtare, liquido che schizzava sul pavimento.
Lui esplose dentro, sborra calda che mi riempiva la fica. ‘Prendila tutta, puttana’. Ansimavamo, sudati, corpi appiccicati. Si ritrasse piano, sborra che colava sulle cosce. ‘Questo resta tra noi’, sussurrò baciandomi il collo.
Ora, ogni volta che vedo la loro finestra, sorrido. Il nostro segreto carnale ha cambiato tutto. La coproprietà non è più noiosa: è un nido di desideri proibiti. Paolo mi fa l’occhiolino dal balcone, e io? Già bagnata di nuovo.