Ero sul balcone, caffè in mano, quell’odore forte che mi riempie le narici. La sera calava piano su Roma, un’auto passa lenta in strada, romba bassa. L’appartamento di fronte, luce tamisée, tende semiaperte. Eccola, Marta, la mia vicina del piano di sotto. Alta, curve generose, capelli neri sciolti. Si toglie la camicetta piano, reggiseno nero che spinge su quelle tette enormi. Mi vede. Sorrido, lei no, ma gli occhi… cazzo, quegli occhi mi trafiggono.

Arrossisce? No, ride piano, mano sul vetro. Il rideau si muove appena, come un invito. Cuore che pompa forte, sudore sulla schiena. Viviamo a venti metri, vicini di condominio, saluti in ascensore, chiacchiere banali. Ma ora? Quel gioco di sguardi, proibito, adrenalina pura. Mi bagno già, mutande umide. Lei slaccia il reggiseno, tette libere, capezzoli duri. Si gira, culo tondo in perizoma. Mi fissa, tocca il suo sesso sopra il tessuto. ‘Cazzo, Isabella, sei una troia voyeur’, penso. Le mando un WhatsApp: ‘Ti vedo, sei una porca’. Risponde: ‘Vieni giù?’.

Lo Sguardo Che Accende Tutto

Scendo scalza, cuore in gola. Busso piano, apre in vestaglia trasparente. ‘Entra, zitta’. Odore di muschio e profumo. Chiude la porta, mi spinge al muro. ‘Ti guardo da giorni, sai?’. Bocche che si incollano, lingue fameliche. Mani ovunque. Strappa la mia maglietta, succhia i miei capezzoli, morde. ‘Ah sì, troia!’. Le mie dita sotto la vestaglia, fica rasata, fradicia. ‘Sei inzuppata, puttana’. Due dita dentro, scivolano facili, pompo forte. Geme, ‘Più forte, cazzo!’. La luce fioca, tende aperte, rischio che il vecchio del terzo ci veda.

La Scopata Esplosiva con Rischio Vicini

La butto sul divano, apro le sue cosce. ‘Ti lecco la fica fino a farti urlare’. Lingua dentro, assaporo il suo succo salato, clitoride gonfio succhiato. Trema, ‘Isabella, sì, leccami!’. Infilo la lingua profondo, dita sul culo, un dito dentro. Grida soffocate, ‘Sto venendo!’. Esplode, squirta in bocca, bevo tutto. Ora tocca a me. Mi sdraio, lei tra le gambe. ‘La tua passera è perfetta, bagnata per me’. Succhia il mio clitoride, due dita che mi fottono, palmo sul monte di Venere. ‘Cazzo, non fermarti!’. Paura: un rumore fuori, passi? ‘Zitta, vicini!’, sussurra eccitata. Orgasmos intensi, corpi sudati, odore di sesso pesante. Mi penetra con tre dita, leccandomi il culo, vengo urlando piano, pareti che tremano.

Dopo, ansimanti, abbracciate. Sudore che cola, cuori lenti. ‘Cazzo, che scopata’, ride lei. Tende ancora aperte, ma calma. Un’auto passa, luci di un’altra finestra. Ora il condominio è diverso: ogni balcone un segreto, ogni vicino un possibile amante. Marta mi bacia il collo. ‘Domani di nuovo?’. Sorrido, ‘Se non ci beccano’. Quel brivido, quel nostro sporco segreto carnale, mi ha cambiato. Il quartiere non è più noioso.

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