Era una sera d’inverno, freddissima. Io sul balcone, con una tazza di caffè fumante in mano, l’odore forte che mi riempiva le narici. Di fronte, l’appartamento del mio vicino Fabrizio. Le tende socchiuse, luce gialla tamisée. Lui era lì, solo, in mutande. Alto, muscoloso, con quel fascino latino che mi fa impazzire. Lo guardavo di nascosto, il cuore che batteva già forte.

Un rumore di macchina in strada, lontana. Il rideau si muove appena, e i nostri occhi si incrociano. Cazzo, mi ha vista. Sorride, malizioso. Io non mi muovo, resto lì in vestaglia leggera, niente sotto. Sento l’eccitazione salire, la fica che si bagna piano. Lui si tocca, sopra i boxer, la sua verga che si gonfia. Io… esito, ma apro un po’ la vestaglia, mostro una tetta. Il capezzolo duro al freddo. Lui ansima, lo vedo dalla bocca aperta.

Sguardi Caldi nella Notte

“Cazzo, che troia”, borbotto tra me. Ma adoro questo gioco proibito. Vicini, così vicini, ma non dovremmo. Un’altra auto passa, freni che stridono. Paura, ma figa di più. Lui tira giù i boxer, la sua cappella viola luccica. Si sega piano, occhi fissi su di me. Io mi tocco la fica, dita bagnate, gemo piano. “Vieni qui”, mima con la bocca. Io annuisco, tremante.

Scendo le scale di corsa, cuore in gola. Busso alla sua porta, piano. Apre subito, nudo, cazzo duro in mano. “Finalmente, puttana”, ringhia, e mi tira dentro. Ma no, “Sul balcone”, dico io, voce roca. “Rischiamo”. Lui ride, eccitato. Usciamo, aria gelida sui corpi nudi. Le luci del quartiere accese, finestre illuminate. Qualcuno potrebbe vedere.

Mi piega sul parapetto, freddo metallo sulla pancia. “Apri le cosce”, ordina. Obbedisco, fica esposta, vento che la accarezza. Sento la sua cappella spingere, bagnata di pre-sborra. Entra di colpo, “Ahhh! Cazzo, quanto sei larga!”, grugnisco. Mi scopa forte, colpi secchi, palle che sbattono sul mio clito. “Più forte, fammi urlare!”, lo incito. Mano sulla bocca, “Zitta, troia, i vicini!”. Ma io gemo, “Scopami, riempimi la fica!”.

Sesso Selvaggio col Rischio di Essere Visti

Si ferma, mi gira, mi sbatte contro il muro. Alzo una gamba, lui mi penetra profondo, cazzo che tocca il collo dell’utero. Succhio la sua lingua, sudati, ansimanti. “Ti guardo da settimane, masturbandomi pensando a questa tua fica italiana”, confessa. Io rido, “E io alla tua verga spessa”. Un cane abbaia vicino, luci si accendono. Paura, ma orgasmo vicino. “Vengo!”, urlo piano. Lui accelera, “Prendilo tutto!”, e spara dentro, sperma caldo che cola sulle cosce.

Crollo in ginocchio, lo pulisco con la bocca, gusto di fica e sborra. Succhio avida, lui geme. “Brava puttana”. Poi, piano, rientriamo. Sudati, distrutti. Mi bacia, “Il nostro segreto”. Annuisco, sorridendo.

Tornata a casa, balcone vuoto di fronte. Ma ora tutto è cambiato. Ogni finestra, ogni ombra nel quartiere mi eccita. So che Fabrizio mi guarda ancora, e io lui. Questo vicinato non è più noioso. È un nido di segreti carnali, pronto a esplodere. Domani, magari lo invito di nuovo. O lascio la tenda aperta apposta.

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