Era una notte di giugno, calda da morire, tipo 1994 ma chissenefrega dell’anno. Ore due passate, non dormivo. Balcone, caffè forte in mano, aroma che mi riempie le narici misto a quell’umido dell’aria. Sotto, parcheggio condominiale mezzo vuoto, luci gialle tremolanti dei lampioni. La macchina dei vicini di fronte, quella coppia, lui bruno sui quaranta, magro alto, lei rossa chiara, giovane, tipo ventotto. Vidi movimento dentro. Lei china sul volante, testa che saliva e scendeva piano. Succhiava il cazzo di lui, sicuro. La vidi ondeggiare, capelli che le cadevano sul viso.

Cuore mi scoppiò in petto. Mi sporsi dalla ringhiera, balcone terzo piano, ombra mi copriva. Figa già bagnata, adrenalina pura, quel brivido di spiare i vicini. Rumore di un’auto in strada, lontana, mi fece sobbalzare. Tende del mio balcone mossero piano col venticello caldo. Lui gemette forte, lei accelerò. Pensai: ‘Cazzo, se mi vedono? Ma non riesco a smettere di guardare.’ Poi lei alzò la testa, mi fissò dritta. Sorrise, maliziosa. Lui rise basso: ‘Ci guarda quella del terzo, la troia mora.’ Lei: ‘È bona, lasciala guardare.’ Mi sentii nuda, eccitata da morire.

Lo Sguardo Proibito e la Tensione che Sale

Non resistetti. Buttai il caffè, scesi scale piano, cuore in gola. Paura che qualcun altro uscisse, il vicino anziano o i ragazzi del primo. Parcheggio umido, odore di gomme e piscio vecchio. Mi avvicinai piano alla loro Panda vecchia, finestre aperte. ‘Interessata?’ mi disse lei, voce rauca, reggendo il cazzo bagnato di lui. ‘Molto,’ risposi, voce tremante. ‘Entra o vieni qui fuori. Decido io,’ rise lei. Scesero veloci, lui shorts giù alle ginocchia, cazzo duro ritto, grosso. Lei chemisier aperto, tette bianche pesanti, capezzoli duri lunghi. Jupe corta da tennis, slacciata, fica rasata con solo un filo di peli rossi sopra la fessa aperta, bagnata.

Coperta dal bagagliaio, la stesero su un tavolo da picnic lì vicino, ombra alberi. ‘Lecchiami la fica,’ ordinò a lui. Si sdraiò, gambe spalancate, luna filtrava. Io vicino, annusavo il suo odore muschiato. Lui leccava forte, lingua che entrava nella carne gonfia, clitoride lungo succhiato. Lei si toccava tette, gemeva. ‘Tu, fai vedere la cappella,’ mi disse. Slacciai pantaloni, il mio cazzo no, sono donna, ma la mia figa rasata la mostrai, dita dentro già. ‘Brava troia, vieni qui.’ Mi mise una mano sulla testa, mi spinse giù. Leccai con lui, lingue che si incrociavano sulla sua fica dolce, succo che colava.

Il Trio Esplosivo tra Paura e Piacere

‘Prendetemi in sandwich,’ urlò lei, eccitata. Lui la prese da davanti, cazzo dentro fica con un colpo secco, schiocchi umidi. Io dietro, dita nel suo culo stretto, poi la leccai ano. ‘Inculami!’ Strinsi saliva, entrai piano col mio dito, poi due. Lei urlava: ‘Cazzo sì, più forte!’ Paura costante, luce ascensore lampeggiò lontano, qualcuno saliva? Adrenalina ci fece impazzire. Lui pompava duro, io leccavo e fingerfuckavo culo. Lei venne prima, spruzzò succo sul muso mio e di lui, cosce tremanti. Lui sborrò in bocca sua, io la feci venire di nuovo col pugno quasi dentro culo.

Poi mi succhiò lei, bocca calda vellutata, aspirava il clitoride mio come un cazzo. Venne anche io, urlando piano, paura vicini. Champagne dal frigo auto, nudi sotto stelle, lei a gambe larghe sul tavolo, figa rossa gonfia che gocciolava. ‘Ora doppia,’ disse. Lui in fica, io con un dildo dal bagagliaio? No, lei ci fece masturbare vicini, cazzi no, lei ci leccò a turno. Doppio orgasmo, lui mi inculò mentre lei mi leccava, no: adattato, lei si fece inculare da lui mentre io le leccavo fica, sentivo il cazzo attraverso la parete sottile.

Finimmo esausti, sudati. Risalimmo vestiti a metà, baci rubati. ‘Segreto,’ sussurrò lei. Tornai su, gambe molli, caffè freddo sul tavolo. Ora ogni luce accesa dai vicini mi bagna. La condomini è diversa, piena di segreti carnali. Li saluto con occhi complici, sogno ancora quel parcheggio umido.

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