Ero sul balcone ieri sera, caffè in mano, quell’odore forte che mi riempie le narici. Una macchina passa lenta in strada, fari che sfiorano le tende. Alzo gli occhi: appartamento di fronte, luce tamisée, tenda che si muove appena. Lui entra, il vicino alto quasi due metri, magro, capelli neri arruffati, occhiali sul naso lungo. Sembra incazzato nero. Si strappa la camicia, pantaloni a terra. Cazzo già duro, grosso, lo afferra e inizia a menarselo furioso. Penso alla sua ex, la stronza del piano di sotto che l’ha tradito prima del matrimonio, tutto il quartiere ne parla.

I nostri sguardi si incrociano. Lui si ferma un secondo, arrossisce, ma non smette. Continua a pomparsi, occhi fissi nei miei. Io? Mi bagno all’istante, figa che pulsa. Non distolgo lo sguardo, gli sorrido pure. Tendina che trema, un altro vicino accende la luce di fianco. Cuore a mille, adrenalina pura. Da quel momento, ogni sera lo stesso gioco: lui si tocca, io mi tocco piano sotto la gonna, vicini inconsapevoli.

Lo Sguardo Proibito dal Balcone

La tensione sale nei giorni. Ci salutiamo sulle scale, “Buonasera”, ma occhi che dicono tutto. Prossimità del condominio, quell’interdetto del “non si fa con chi sta a due passi”. Ieri bussa alla mia porta, sudato dopo allenamento basket. “Posso entrare? Non ce la faccio più.” Voce rotta. Lo tiro dentro, chiudo male la porta. “Ti ho visto, sai? Mentre ti segavi pensando a me.” Lo bacio duro, lingua dentro.

Lui geme, mani sulle mie tette. “Sei tu che mi guardi sempre, troia.” Mi spinge contro la finestra aperta, luce del balcone accesa. Tira giù la mia maglietta, succhia i capezzoli duri. Io gli slaccio i pantaloni, cazzo enorme in mano, vene gonfie. “Succhia”, ordina. Mi metto in ginocchio, lo prendo in bocca tutto, gola profonda, saliva che cola. Glie lo lecco dalle palle alla cappella, lui mi afferra i capelli: “Brava puttanella del palazzo.”

La Scopata Intensa con Rischio Visti

Mi alza, mi gira, gonna su, mutande strappate. Dita nella figa fradicia: “Sei una fontana.” Mi mangia la fica da dietro, lingua sul clito, due dita dentro che mi fottono. Grido piano, “Shh, i vicini!” Ma lui continua, mi fa venire forte, gambe che tremano. Mi sbatte contro il vetro, cazzo che spinge piano, poi forte. “Ti scopo qui, che tutti vedano.” Dentro fino alle palle, colpi secchi, palle che sbattono sul mio culo. Io gemo: “Più forte, riempimi di sborra!” Finestra aperta, voci dal cortile, macchina che passa. Paura e eccitazione, figa che stringe.

Mi gira, gambe intorno al suo culo, mi scopa in piedi. Tette che ballano, lui le morde. “Vengo!” Sborra caldo dentro, tanto che cola giù. Ci accasciamo, sudati, respiri affannati. “Non dirlo a nessuno”, sussurra. Annuisco, sorriso complice.

Ora, ogni finestra ha un segreto. Il condominio non è più lo stesso: lo guardo e penso al suo cazzo, lui a me sorride sporco. Quel brivido condiviso ci lega per sempre.

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