Era l’alba, una di quelle mattine romane che ti prendono lo stomaco. Il cielo viola e rosa, sole che piano piano scalda tutto. Io sul balcone, camicia da notte leggera che mi accarezza la pelle, caffè in mano. Odore forte, amaro, che si mescola all’aria fresca. Sotto, una macchina passa lenta in via Condotti, rombo basso.

Guardo di fronte, appartamento dirimpetto. Le tende socchiuse, luce fioca dentro. E lì, Marco, il vicino single, quel figo muscoloso del piano di sopra. Nudo, completamente. Si lava piano sotto la doccia aperta verso il balcone. Acqua che scorre sui pettorali duri, addominali scolpiti. Il cazzo semi-eretto che dondola tra le cosce potenti. Cazzo, che spettacolo. Io trattengo il fiato, il cuore mi batte forte. Mi appoggio alla ringhiera, gambe che tremano un po’.

Lo Sguardo che Brucia dall’Alba

Lui alza lo sguardo. Mi vede. Non si copre. Anzi, sorride, quel ghigno da maschio. Io? Non mi muovo. Alzo la tazza, come un saluto. Sento l’eccitazione salire, fica che si bagna sotto la camicia. Le tende si muovono appena, un filo d’aria. Lui finisce di lavarsi, esce sul balcone gocciolante, asciugamano in mano ma non se lo mette. Il suo cazzo ora è duro, puntato verso di me. ‘Buongiorno, bella’, grida piano. Voce rauca. Io rido nervosa, ‘Ti piace farti vedere?’. Lui si tocca piano, ‘E a te guardare?’

La tensione è elettrica. Vicini, così vicini, balconi a un metro. Rischio che la vecchia del terzo piano si affacci. Ma cazzo, non ce la faccio più. Mi slaccio la camicia, la lascio cadere. Nuda, tette al vento, capezzoli duri. Lui ansima, ‘Vieni qui’. Salto la ringhiera bassa, atterro sul suo balcone scalza. Odore di sapone e uomo. Mi afferra, bocca sulla mia, lingua dentro.

Sesso Crudo e il Terrore di Essere Scoperti

Ci baciamo come affamati. Mani ovunque. Le sue sui miei seni, stringe forte i capezzoli, mi fa gemere. ‘Cazzo, sei bagnata fradicia’, dice palpandomi la fica. Io gli afferro il cazzo, grosso, venoso, lo tiro piano. ‘Scopami, Marco, ora’. Mi gira, mi piega sulla ringhiera. Il suo cazzo preme contro il mio culo. Entra piano, oh dio, mi riempie. ‘Stretta come una vergine’, ringhia. Spinge forte, va e vieni selvaggi. Io urlo piano, ‘Più forte, cazzo!’. Paura che ci sentano, finestre aperte, vicini che dormono. Ma l’adrenalina mi fa impazzire. Mi scopa duro, palle che sbattono sul mio clito. Sento il suo sudore sulla schiena, il suo fiato caldo sul collo.

Mi gira di nuovo, mi solleva contro il muro. Gambe attorno ai suoi fianchi, cazzo dentro fino in fondo. Lo cavalco, tette che rimbalzano. ‘Vieni, troia, fammi vedere come godi’, mi dice. Io vengo prima, spasmi forti, urlo nel suo collo. Lui non molla, mi sbatte ancora. ‘Prendo la tua figa’, grugnisce. Sento il suo cazzo gonfiarsi, schizzi caldi dentro di me. Trema tutto, io lo stringo.

Ci accasciamo sul pavimento freddo del balcone, ansimanti. Sole ora alto, illumina i nostri corpi sudati. Lui mi bacia piano, ‘Segreto nostro’. Io annuisco, sorriso complice. Rientriamo, ci rivestiamo veloci. Ma ora, ogni volta che vedo una tenda muoversi in questo palazzo, penso: chissà chi altro scopa di nascosto. La coproprietà non è più la stessa. È carica di segreti sporchi, e io ne voglio di più.

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