Ero sul mio balcone, quella sera d’estate afosa, con il caffè ancora caldo in mano. L’odore forte mi saliva nelle narici, misto al profumo di gelsomino dal cortile. Dall’appartamento di fronte, la luce tamisée filtrava attraverso le tende semiaperte. Eccolo lì, Luca, il vicino del terzo piano, quel figo con i muscoli tesi e lo sguardo da predatore. Si era tolto la maglietta, sudato dopo la palestra, e si stiracchiava. I nostri occhi si incrociarono. Lui sorrise, malizioso, e non distolse lo sguardo. Io sentii un brivido tra le cosce. ‘Cazzo, mi sta guardando davvero’, pensai, mordendomi il labbro.

Continuava a fissarmi mentre si passava una mano sul petto, scendendo piano verso i pantaloni. Il rideau si mosse appena, come se un alito di vento l’avesse sfiorato. Una macchina passò in strada, rombando piano, e io mi appoggiai alla ringhiera, lasciando che la mia canottiera scivolasse un po’, mostrando il bordo del reggiseno. Lui annuì, come a dire ‘brava troia’. Il cuore mi batteva forte. Ogni sera era lo stesso gioco: sguardi che promettevano scopate violente. L’interdetto del vicinato mi eccitava da morire. Sapevo che la signora del piano di sotto poteva alzare gli occhi in qualsiasi momento.

Sguardi Infuocati dalla Finestra

Non ressi più. Gli mandai un WhatsApp: ‘Balcone tra 5 min?’. Rispose subito: ‘Vieni da me, porta quella fica bagnata’. Attraversai il cortile di corsa, il cuore in gola. Bussai piano alla sua porta. Aprì in boxer, il cazzo già mezzo duro che sporgeva. ‘Finalmente’, mormorò, tirandomi dentro. Le sue mani sulle mie tette, ruvide e calde. Mi baciò con urgenza, la lingua che mi invadeva la bocca. ‘Ti guardo da settimane mentre ti tocchi alla finestra’, confessò, slacciandomi i jeans.

Mi spinse contro il muro della cucina, le luci spente, solo il bagliore del frigo. ‘Sdraiati sul tavolo’, ordinò. Obbedii, le gambe spalancate. Lui si inginocchiò, mi strappò le mutande. ‘Che fica succosa’, ringhiò, leccandomi il clitoride con avidità. La sua lingua roteava, succhiava, mentre due dita mi fottevano piano. Gemevo piano, ‘Sì, Luca, mangiami tutta’. Sentivo l’odore del suo sudore misto al mio umore. Improvvisamente, un rumore: passi nel corridoio del palazzo. ‘Shh, e se ci sentono?’, sussurrai eccitata. Lui rise: ‘Meglio, ti farò urlare’. Accelerò, infilandomi tre dita, la lingua che titillava il mio buco.

Sesso Esplosivo col Rischio di Vederci

Mi voltai, il culo in aria. ‘Scopami ora’, implorai. Lui si alzò, il cazzo duro come ferro, venoso e grosso. Me lo strusciò sulle labbra della fica, poi entrò di colpo. ‘Ahhh, cazzo quanto sei stretta!’, grugnì, pompando forte. Ogni affondo mi sbatteva contro il tavolo, le tette che rimbalzavano. Le sue mani mi strizzavano il culo, un dito che premeva sul mio ano. ‘Ti piace, eh? Vuoi che ti rompa il culo?’. Io annuivo, ‘Sì, fottimi ovunque’. Il rumore dei nostri corpi che sbattevano echeggiava, un’auto che passava di nuovo fuori ci fece tremare. Paura e goduria pura.

Mi fece girare, mi prese in braccio fino al balcone. ‘Qui, dove tutti possono vederci’. Mi appoggiai alla ringhiera, lui dietro, il cazzo che mi sfondava. La notte era calda, il vento mi accarezzava i capezzoli duri. ‘Vieni, troia, fammi sentire la tua fica che si contrae’. Mi masturbava il clito mentre mi inculava con spinte feroci. Esplosi per prima, un orgasmo che mi squassò, ‘Sto venendooo!’, urlai piano. Lui seguì, riempiendomi di sborra calda, gocciolante sulle cosce.

Tornammo dentro, ansimanti, sudati. Mi abbracciò, ‘Sei una bomba’. Ci rivestimmo piano, ridendo del rischio. Ora ogni volta che vedo le sue tende, o passo davanti al suo portone, sento quel calore tra le gambe. Il quartiere non è più lo stesso: ogni finestra nasconde segreti, e io ne ho uno bollente. Chissà cosa succederà la prossima volta…

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