Ieri sera, ero sul balcone con una tazza di caffè fumante. L’odore forte mi riempiva le narici, mentre il rumore di una macchina passava lenta in strada. L’appartamento di fronte aveva la luce tamisée, il rideau che si muoveva piano. Lui era lì, il mio vicino, quel tipo sulla quarantina con muscoli tesi e un cazzo che immaginavo grosso. Lo vedevo muoversi, solo, e… cazzo, si stava toccando. La mano che saliva e scendeva sul suo uccello duro, visibile attraverso la tenda sottile. Il cuore mi batteva forte. ‘Merda, mi sta venendo voglia’, pensai, sentendo la fica che si bagnava già.

Non resistevo. Mi sporsi un po’, lasciando che la mia camicetta sbottonata mostrasse i capezzoli duri. Lui si fermò, mi guardò. I nostri occhi si incatenarono. Un sorriso complice, il suo cazzo ancora in mano. Io? Aprii di più le gambe, sfiorandomi piano sotto la gonna. L’aria fresca mi accarezzava la pelle umida. ‘Ti vedo, puttana’, sembravano dire i suoi occhi. Il rideau tremò, lui si avvicinò alla finestra. ‘Vieni qui’, mimò con le labbra. L’adrenalina mi esplodeva dentro, proibito, così vicino, con i vicini che potevano spiare da un momento all’altro.

Sguardi Rubati dalla Finestra

Bussò alla porta dieci minuti dopo. Io aprii in vestaglia trasparente, la fica che colava. ‘Non ce la facevo più’, ringhiò buttandosi su di me. Le sue mani ruvide mi strapparono la stoffa, palparono le mie tette gonfie. ‘Hai delle zinne da sogno’, grugnì succhiandomi un capezzolo. Io gli afferrai il cazzo, enorme, venoso, già bagnato di pre-sborra. ‘Scopami ora, bastardo’. Lo spinsi contro il muro dell’ingresso, la porta socchiusa verso il corridoio del palazzo. Lui mi girò, mi alzò una gamba e ficcò la cappella grossa nella mia fica fradicia. ‘Cazzo, sei larga e stretta insieme’, gemette spingendo tutto dentro. Urlai piano, sentendo il suo palo che mi sfondava fino all’utero.

Sesso Selvaggio con Rischio Totale

Lo facemmo lì, in piedi, con la finestra aperta sul balcone. Ogni colpo era un rischio: i vicini sopra potevano sentire i schiaffi delle sue palle sulle mie chiappe. ‘Più forte, fammi venire’, lo implorai mordendomi il labbro. Lui mi prese per i fianchi, mi martellò come un animale, la sua cappella che mi grattava dentro. Io venni prima, la fica che si contraeva squirting sul pavimento. ‘Porca troia, mi bagni tutto!’, rise lui accelerando. Sentii il suo cazzo gonfiarsi, poi schizzi caldi di sborra che mi riempivano la passera. ‘Prendila tutta, zoccola del palazzo’. Tirò fuori, sborrò ancora sul mio culo, mentre io tremavo.

Ci calmammo ansimando, lui mi baciò il collo. ‘Domani replichiamo?’. Io annuii, pulendomi con un fazzoletto. Richiusi la porta, ma ora tutto è cambiato. Ogni luce accesa nel palazzo mi fa bagnare. Quel segreto carnale ci lega, e chissà chi altro ci ha visti. L’eccitazione non finisce mai.

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