Ero sul balcone, con il caffè ancora caldo in mano, l’odore forte che mi riempiva le narici. La sera calava piano, un’auto passò lenta in strada, rombando piano. L’appartamento di fronte, luce tamisée, il rideau che si muoveva appena, come se qualcuno esitasse. Li vidi: lui, il pompiere del piano di sotto, muscoloso, camicia aperta sul petto sudato. Lei, la nuova infermiera del quartiere, capelli sciolti, gonna corta.
Entrarono barcollando, ridendo nervoso. Si baciarono contro il muro, mani ovunque. ‘Cazzo, non ce la faccio più’, mugugnò lui, strappandole la blusa. Le tette saltarono fuori, sode, capezzoli duri. Lei gli palpò il pacco gonfio. ‘Fottimi forte, Karl’, gemette, slacciandogli i jeans. Il cazzo balzò fuori, grosso, venoso, già lucido di pre-sborra. Io… io mi bagnai all’istante. Mi appoggiai alla ringhiera, gonna alzata, mutande abbassate piano. Li spiavo, cuore che batteva forte.
Lo Sguardo Proibito dalla Finestra
Lei si inginocchiò, lo prese in bocca. Succhiava vorace, ‘Slurp slurp’, saliva che colava sul mento. Lui le teneva la testa, spingendo in gola. ‘Brava troia’, grugnì. Poi la alzò, la girò, gonna sulle anche. Le ficò dentro di colpo, ‘Plop’, la fica fradicia che lo ingoiava. La sbatteva ritmico, pacche sulle chiappe. Gemiti forti, udibili fin qui. Il rideau si aprì di più, luce sul loro sudore. Un’altra auto passò, fari che sfiorarono il balcone. Paura di essere vista, ma… eccitazione pura. Mi toccavo la figa gonfia, dita dentro, umida.
Lui alzò lo sguardo. Mi vide. Occhi che si accesero. Non smise di fotterla, ma sorrise, malizioso. Le diede una spinte più forte, lei urlò ‘Sììì, più duro!’, venendo forte, schizzi sul pavimento. Lui mi fissava, pompava. Tirò fuori il cazzo, sborrò su di lei, fiotti bianchi sul culo. Poi, pantaloni su, uscì. Bussò alla mia porta, due colpi secchi. Aprii, nuda dalla vita in giù. ‘Ti ho vista, puttanella’, ringhiò, entrando. Mi spinse contro il muro, bacio bagnato di lei.
La Scopata Selvaggia con Rischio di Essere Visti
‘Cazzo, sei fradicia’, disse, dita nella mia fica. ‘Per voi… vi ho visti scopare come animali’. Rise, mi alzò una gamba. Il suo cazzo, ancora duro, mi penetrò lenta, poi violenta. ‘Ahhh!’, gridai piano. Mi fotteva profondo, palle che sbattevano. ‘Silenzio, o i vicini sentono’. Ma gemevamo lo stesso. Sul balcone, porte aperte, rischio alto. Vidi lei di fronte, rideau chiuso ora, ma luce accesa. Paura che aprisse, eccitazione folle. ‘Sborrami dentro’, lo implorai. Accelerò, grugnendo, ‘Prendilo tutto, troia’. Venni tremando, lui esplose, caldo dentro di me.
Crollammo sul divano, sudati, ansimanti. ‘Non dirlo a nessuno’, sussurrò, baciandomi il collo. Annuii, sorriso complice. Ora, ogni luce accesa di fronte mi fa bagnare. Il quartiere non è più lo stesso: un segreto carnale che brucia, pronto a esplodere di nuovo.