Ero sul mio balcone, con una tazza di caffè in mano, l’odore forte che saliva nell’aria umida della sera. Milano era tranquilla, solo il rumore lontano di una macchina che passava in via Torino. La luce tamisée dell’appartamento di fronte mi ha attirata. Le tende erano socchiuse, quel tanto che basta per sbirciare.
Ho visto lei, la vicina mora sulla quarantina, elegante come sempre, con un uomo più giovane inginocchiato davanti a lei sul divano. No, aspetta… era una ragazza, una brunetta snella, nuda dalla vita in giù. La mora le teneva le gambe aperte, un rasoio in mano. ‘Non ti sei depilata bene, troietta,’ le ha detto con voce secca. La ragazza arrossiva, le cosce tremavano. Io sentivo il cuore battermi forte, la figa che si bagnava piano.
Lo Sguardo dalla Finestra e la Tensione che Sale
Il rasoio scivolava sulle labbra gonfie, schiuma bianca che colava. La mora passava il dito per controllare, ‘Qui è ispida ancora, apri di più.’ La ragazza gemeva piano, umiliata ma eccitata. Io stringevo la ringhiera, il caffè dimenticato, il mio clitoride che pulsava. E poi… un rumore accanto. Il mio vicino, Marco, quello col fisico da muratore, occhi castani e sorriso da stronzo. Mi guardava dalla sua finestra aperta, un bicchiere in mano. Sapeva che stavo spiando.
‘Cosa guardi, Sofia?’ ha sussurrato, la voce bassa, rauca. Io ho esitato, le guance in fiamme. ‘Niente… i vicini.’ Lui ha sorriso, gli occhi fissi sui miei capezzoli duri sotto la camicia da notte sottile. ‘Bugiarda. Ti eccita, eh? Ti vedo che ti tocchi.’ Non era vero, ma lo desideravo. La vicinanza, l’interdetto del palazzo, l’odore di sborra nell’aria che immaginavo. Lui ha fatto un cenno, ‘Vieni qui.’
Sono scivolata dentro, il cuore in gola. La porta del balcone era aperta, lui è passato dal suo, agile come un gatto. ‘Dimmi cosa hai visto,’ ha ordinato, premendomi contro il muro. Le sue mani ruvide sulle mie tette, pizzicando i capezzoli. ‘Una che si fa radere la fica,’ ho balbettato. Lui ha riso, infilando la mano sotto la mia gonna. ‘Sei fradicia, puttana voyeur.’ Le sue dita hanno trovato la mia fessura bagnata, due dentro di botto, che pompavano.
L’Esplosione di Piacere e il Rischio di Essere Scoperti
L’ho baciato, disperata, la lingua che invadeva la sua bocca. Lui mi ha girata, culo contro il suo cazzo duro come ferro. ‘Ti sfondo qui, con loro che ci guardano.’ Paura e eccitazione, un brivido. Ho sentito la zip aprirsi, la cappella grossa che premeva sul mio buco. ‘Cazzo, sei stretta,’ ha grugnito, spingendo dentro. Tutto il suo uccello, 20 cm di carne venosa, mi ha riempita. Urlavo piano, ‘Più forte, Marco, scopami!’
Mi martellava, pacche sul culo, ‘Ti piace essere vista? La tua fica gocciola.’ Guardavo la finestra di fronte: la mora ora leccava la ragazza rasata, ma forse ci vedevano? Un rumore di passi nel corridoio, un altro vicino? Non importava. Lui mi ha presa per i capelli, ‘Vengo dentro, troia.’ Sborra calda che mi inondava la figa, io venivo urlando, le pareti che si contraevano sul suo cazzo.
Ci siamo accasciati sul pavimento, sudati, ansimanti. Lui mi ha baciata piano, ‘Segreto nostro.’ Ho annuito, ma ora ogni luce accesa nel palazzo mi fa bagnare. La coproprietà non è più la stessa: segreti carnali ovunque, e io ne voglio di più.