Ero sul balcone ieri sera, con una tazza di caffè in mano. L’odore forte mi saliva nelle narici, mescolato all’aria fresca della notte. Dall’altra parte della corte, la luce tamisée dell’appartamento del vicino, quel Marco, alto e muscoloso, con quei tatuaggi che gli coprono le braccia. Il rideau si muoveva piano, come se non volesse farsi notare. Ho sentito una macchina passare in strada, rombo basso, e mi sono sporta un po’. Lui era lì, in mutande, solo, sdraiato sul divano. La sua mano… dio, si stava toccando il cazzo. Lento, con movimenti pigri. Il cuore mi è partito.
Mi sono avvicinata alla finestra aperta della mia cucina, lasciando il balcone. La tenda leggera sfiorava la mia pelle nuda sotto la camicia da notte sottile. Niente mutande, fa caldo ultimamente. Lo guardavo, mordendomi il labbro. Lui non mi vedeva ancora, o forse sì? I suoi occhi si sono alzati di scatto. Ci siamo fissati. Un secondo, due. Il suo cazzo si è indurito di più, lo vedevo pulsare sotto il tessuto. ‘Cazzo, mi sta guardando’, ho pensato, e una scarica mi è partita dritta in figa. Ho sentito l’umidità colarmi tra le cosce. L’interdetto del vicinato, così vicino, bastava un urlo e tutti lo sapevano.
Lo Sguardo che Accende Tutto
Non ce l’ho fatta. Ho alzato la camicia, piano, lasciando che la luce della lampada mi illuminasse le tette sode, i capezzoli duri come sassi. Lui ha spalancato gli occhi, la mano ha accelerato sul suo uccello enorme. ‘Sì, guardami’, ho sussurrato tra me, aprendo le gambe contro il davanzale. La brezza fresca mi accarezzava la figa rasata, bagnata fradicia. Ho infilato due dita dentro, piano, facendole scivolare nella melma calda. Gocce di succo mi colavano sul pavimento. Lui si è alzato, mutande giù, cazzo dritto come un palo, venoso e gonfio. Si è masturbato furiosamente, puntandomi.
L’Esplosione di Piacere e Paura
‘Vieni qui’, ha mimato con la bocca, aprendo la finestra di fronte. Paura mista a eccitazione pura. E se arrivava la vecchia del piano di sotto? O il tipo con il cane? Ma non mi fermavo. Ho spinto le dita più a fondo, scopandomi con ritmo, il clitoride gonfio sotto il pollice. ‘Fottimi con gli occhi’, ho gemito piano, le tette che rimbalzavano. Lui grugniva, il pugno volava sul cazzo. ‘Sto per venire’, ha detto ad alta voce, la voce rauca che traversava la corte. Io pure, la figa si contraeva, spruzzi caldi mi bagnavano le cosce. Un rumore di passi in scala? No, solo il vento. Lui ha esploso, fiotti di sborra bianca che schizzavano sul vetro, gocciolando giù. Io ho urlato dentro, l’orgasmo mi ha squassata, la figa che piscia piacere sul pavimento.
Ci siamo guardati ancora, ansimanti. Lui ha sorriso, malizioso, pulendosi. Io ho lasciato cadere la camicia, chiudendo la tenda con mani tremanti. Sono tornata sul balcone, caffè finito, freddo. Ora ogni luce accesa in quel palazzo mi fa bagnare. Quel segreto carnale ci lega, cambia tutto. Saluto Marco in cortile con un occhiolino, e so che lui pensa alla mia figa aperta per lui. Il vicinato non è più lo stesso.