Mi chiamo Sofia, ho 45 anni e vivo in questo condominio a Roma da dieci anni. Ieri sera, caldo boia, sudavo sul balcone con un caffè in mano. L’odore forte mi saliva nelle narici, mescolato all’umidità dell’aria. Dall’altra parte della corte interna, la finestra di Marco, il vicino del piano di sotto, era socchiusa. Lui, quel figo di 48 anni, divorziato da poco, era in piscina privata. L’ho visto prima di tutto: torse nudo, muscoli tesi mentre nuotava.
Il rideau della sua camera da letto si muoveva piano, come se una brezza leggera lo sfiorasse. Ma ero io a guardare, nascosta dietro le tende mie. Una macchina è passata in strada, rombando piano, e ho trattenuto il fiato. Lui è uscito dall’acqua, gocciolante, e… cazzo, aveva solo un boxer minuscolo, trasparente dall’acqua. La sua verga si intravedeva, gonfia. I nostri occhi si sono incrociati. Ha sorriso, malizioso, senza distogliere lo sguardo. Io, con la camicetta sbottonata che lasciava intravedere i capezzoli duri, ho sentito un brivido. ‘Ti vedo, Sofia’, ha mimato con le labbra. Il cuore mi batteva forte. L’interdetto del vicinato, quel ‘non si fa’, mi eccitava da morire.
Lo Sguardo dal Balcone che Brucia
Ho esitato, mordendomi il labbro. Lui ha fatto un cenno, ‘vieni giù’. Non ce l’ho fatta a resistere. Sono scesa scalza, il pavimento fresco sotto i piedi, e ho bussato piano alla sua porta sul retro. ‘Entra, troia curiosa’, mi ha sussurrato aprendola. Profumava di cloro e sudore maschile. Mi ha tirata dentro, contro il muro vicino alla piscina illuminata dai faretti subacquei. Le sue mani sulle mie tette, a strizzarle forte. ‘Ti guardo da settimane, sai? La tua fica depilata che luccica quando ti tocchi sul balcone.’ Io gemevo già, ‘Marco, e se ci vedono? I vicini…’ Ma lui rideva, ‘Meglio, ci eccita.’
Mi ha strappato via la gonna, le mutande. Ero fradicia. Mi ha sdraiata sul bordo piscina, gambe spalancate verso la luce. ‘Guardami la fica, è tua.’ La sua lingua grossa mi ha leccata piano, dal clitoride al culo, piatto e bagnato come un cane. ‘Aaah, sì, mangiami tutta!’ Io stringevo i suoi capelli, spingendolo dentro. Un rumore di passi lontani in corte, forse un altro vicino, mi ha fatta tremare di paura e godimento. ‘Shh, continua, cazzo.’ Poi si è alzato, verga ritta, grossa, venosa. ‘Prendila in bocca prima.’ L’ho succhiata golosa, sentendo il sapore salato, fino in gola. Tossivo piano, eccitata.
L’Incontro Esplosivo e il Culmine
‘Girati, voglio il tuo culo.’ Eccomi a quattro zampe, culo in aria verso la finestra aperta. Ha sputato sulla cappella e spinto. ‘Cazzo, che stretto! Ti sfondo.’ Dolore e piacere, mi abituavo piano. ‘Più forte, Marco, sodomizzami come una puttana!’ Lui pompava, pacche sul culo che echeggiavano. ‘Immagina se passa qualcuno e ci vede, la tua fica gocciolante esposta.’ Io venivo già, urlando piano, ‘Sto jouissant, porco! Sborra dentro!’ Lui ha accelerato, grugnendo, e mi ha riempita di sborra calda nel culo. Le contrazioni mi squassavano, clitoride sfregato dalla mano.
Siamo crollati in acqua, ansimanti. La luce tamisata spegneva tutto piano. Ci siamo asciugati ridendo nervosi. ‘Non dirlo a nessuno.’ Lui mi ha baciata, dolce ora. Sono risalita, gambe molli, sentendo la sborra colarmi. Ora ogni finestra del condominio mi sembra viva, piena di segreti. Guardo i vicini con occhi diversi, eccitata dal nostro sporco patto silenzioso. Chissà chi osserva me stasera.