Ero sul balcone con il caffè in mano. L’odore forte e amaro mi saliva dal naso. Sera inoltrata, a Milano, in questo condominio vecchio. Una macchina passa lenta in strada, fari che sfiorano i muri. Guardo di fronte, appartamento dei vicini. La tenda bianca si muove piano, come se un alito la sfiori. Cazzo, è lui. Marco, il tipo del terzo piano. Solo stasera, luce gialla tamizzata dal lampadario. Si è tolto la camicia, pantaloni abbassati. La mano va su e giù sul suo cazzo duro. Lo vedo bene, venti metri di distanza, balconi allineati.

I nostri sguardi si incrociano. Non si ferma. Sorride, quel ghigno da porco. Io? La fica mi pulsa già. Metto giù la tazza, caffè ancora caldo. Mi appoggio alla ringhiera, gonna leggera che sale un po’. Lui accelera, occhi fissi su di me. ‘Ti piace, eh?’, mi fa col labiale. Io annuisco, mordendomi il labbro. Il cuore mi martella. E se passa qualcuno dalle scale? O la vecchia del piano sotto sente? Ma è l’adrenalina che mi bagna le mutande.

Lo Sguardo che Brucia dall’Appartamento di Fronte

Non resisto. Apro un bottone della camicetta, lascio intravedere il reggiseno nero. Lui ansima, lo vedo dalla cassa toracica che si alza. La tenda resta socchiusa, rischio che la sua ragazza torni da un momento all’altro. Ma no, è solo. Mi tocco piano sopra la gonna, sfregando. Lui geme forte, sicuro che lo sento. ‘Vieni qui’, gesticola. Io esito. E poi? Il vicino di fianco accende la luce? Ma cazzo, il desiderio vince.

Scendo le scale veloci, cuore in gola. Bussare alla sua porta, numero 3B. Apre in mutande, cazzo ancora semiduro che sporge. ‘Finalmente, troia’, mi dice afferrandomi i fianchi. Dentro, salotto disordinato, finestre aperte sul cortile. Mi sbatte contro il muro, bocca sulla mia. Lingue che si mischiano, sapore di birra. ‘Ti ho vista, puttana, sul balcone. Ti tocchi pensando a me?’. ‘Sì, cazzo, sì’, balbetto. Mi strappa la gonna, mutande a terra. Dita dentro la fica bagnata. ‘Sei fradicia’. Io gli tiro giù le mutande, afferro quel cazzo grosso, venoso. Lo pompo forte, lui grugnisce.

Sesso Selvaggio col Vichino: Cazzo Duro e Paura di Essere Scoperti

Mi gira, mani sul vetro della finestra. ‘Scopami qui, con la luce accesa’. Entra di colpo, cazzo che mi spacca. ‘Ahhh!’, urlo piano, ma lui spinge, palle che sbattono sul mio culo. ‘Piano, i vicini…’, sussurro. Ma lui ride: ‘Che sentano, che sappiano che scopi la ficatrice del piano di sopra’. Ogni colpo profondo, fica che stringe. Mi alzo in punta, tette che rimbalzano contro il vetro. Fuori, cortile buio, ma e se qualcuno guarda? La luce del quarto piano si accende, ombre. Paura mista a eccitazione, vengo forte, gambe che tremano. ‘Sborra dentro!’, gli dico. Lui accelera, grida: ‘Prendila tutta, zoccola!’. Caldo che mi riempie, gocciola giù.

Ci accasciamo sul divano, sudati. Ansimi lenti. ‘Cazzo, incredibile’, dice pulendosi. Io sorrido, fica ancora pulsante. Ci rivestiamo veloci. ‘Domani di nuovo?’. Annuisco. Torno su, scale silenziose. Balcone mio, caffè freddo ormai. Guardo di fronte: tenda chiusa, luce spenta. Ma ora so. Ogni finestra è un segreto. Il condominio non è più lo stesso. Ogni vicino un possibile amante. Quel brivido… non lo perdo più.

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