Era una sera d’estate romana, afosa, con l’odore di caffè che saliva dal mio balcone. Le luci fioche degli appartamenti intorno, un’auto che passa lenta in strada, rombando piano. Io, Sofia, 32 anni, sola sul divano con la finestra aperta verso la corte interna del condominio. Di fronte, la stanza di Marco, il vicino di 18 anni, studente, alto, muscoloso dal calcio. Lo vedo spesso, e… cazzo, mi eccita.

Stasera il suo rideau si muove appena, semiaperto. È lì, in boxer, sudato, si passa una mano sul petto. I miei occhi fissi, il cuore batte. Inizio a sfiorarmi il seno sotto la canottiera leggera, i capezzoli duri subito. Lui si gira, mi vede. Pausa. Non si copre, anzi, abbassa lo sguardo sul suo pacco che gonfia. Sorride timido? No, eccitato. Io alzo la gonna, apro le gambe piano, dita sul clito attraverso le mutandine bagnate. Lui afferra la sua verga, la tira fuori, grossa, venosa, inizia a segarsi lento. Il rumore del suo respiro pesante arriva fin qui? O è la mia figa che pulsa?

Lo Sguardo che Accende Tutto

‘Porca puttana’, penso, ‘sta capitando’. Lui accelera, io mi infilo due dita dentro, bagnata fradicia, gemo piano per non svegliare i vicini. Paura che qualcuno esca sul balcone di sotto, ma l’adrenalina mi fa impazzire. Lui mi fissa, pompa forte, io vengo per prima, tremando, schizzandogli quasi contro il vetro.

Poi, un cenno. Scende, io pure. Ci incontriamo in corte, ombre, ‘Ciao Sofia’, voce roca. ‘Ti ho vista’, dice. Lo tiro dentro casa mia, porta sbattuta. ‘Fottimi, Marco, ora’. Lo spingo sul balcone, notte calda, rischio che i vecchi del piano di sopra ci sentano. Gli abbasso i boxer, la sua cappella viola, gonfia, la lecco vorace, sapore salato di sudore. ‘Cazzo, sì’, geme lui, mani nei miei capelli.

L’Esplosione di Piacere e Paura

Mi alzo, mi piego sulla ringhiera, gonna alzata, mutande via. ‘Prendimi la figa, forte’. Entra di colpo, duro come ferro, mi spacca in due. ‘Ahhh, sììì!’, urlo piano, lui mi pompa selvaggio, palle che sbattono sul mio culo. ‘Piano, c’è la signora Rossi che passa’, sussurro, ma lui non molla, mi afferra i fianchi, mi sbatte, il mio clito sfregato dalla sua base. Sudore che cola, odore di sesso nell’aria, un cane abbaia distante.

‘Girati’, ordina, mi siede su una sedia, gambe spalancate. Mi lecca la figa, lingua dentro, succhia il clito, ‘Buona troia’, mormora. Io gli cavalco la faccia, vengo schizzando in bocca. Poi lo cavalco sul cazzo, su e giù, tette che rimbalzano, lui mi pinza i capezzoli. ‘Sto venendo!’, ansima, ‘Dentro no!’, ma è tardi, mi riempie di sborra calda, che cola giù dalle mie labbra gonfie. Io continuo a strusciarmi, orgasmo multiplo, tremo tutta.

Ci calmiamo ansanti, lui ancora mezzo duro dentro di me. ‘Cazzo, Sofia, era la mia prima volta’. Rido piano, lo bacio. ‘Il nostro segreto’. Torniamo dentro, luci spente. Ora ogni volta che vedo una finestra accesa, penso a lui, al suo sperma che mi gocciola ancora. Il condominio non è più lo stesso: pieno di segreti, di cazzi duri nascosti, di fighe bagnate che aspettano. E io? Io voglio di più.

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