Ero sul mio balcone, caffè in mano, l’odore forte che saliva nell’aria umida della sera. La luce tamisée dell’appartamento di fronte filtrava attraverso le tende semiaperte. Lui, il vicino giovane, tipo 25 anni, atletico, capelli neri scompigliati. L’ho visto entrare, solo, si è tolto la camicia, muscoli tesi. Il mio cuore ha accelerato. Lo spiavo da giorni, la fica già bagnata al pensiero.
Un’auto è passata in strada, rombando piano, mi ha fatto sussultare. Lui si è girato verso la finestra, come se sapesse. I nostri sguardi si sono incastrati. Ho sorriso, maliziosa, ho lasciato cadere la vestaglia un po’, mostrando le tette sode, capezzoli duri sotto la luce del lampione. Lui ha arrossito, ma non ha staccato gli occhi. Ha abbassato lo sguardo sulla mia figa rasata, visibile appena, le labbra gonfie. ‘Cazzo’, ho pensato, ‘mi sta mangiando con gli occhi’. Ho mosso i fianchi piano, invitandolo.
Sguardi Caldi dalla Finestra
Il rideau suo si è mosso appena, un fremito. Si è avvicinato alla finestra, mutande tese dal cazzo duro. Io ho aperto di più le gambe, dita che sfioravano la clitoride, umida. Lui ha afferrato il suo uccello attraverso il tessuto, lo ha strofinato. L’adrenalina mi pulsava nelle vene, e se la vecchia del piano di sotto alzava lo sguardo? O il marito della vicina? Ma era troppo eccitante. ‘Vieni qui’, ho mimato con le labbra. Lui ha annuito, eccitato.
Cinque minuti dopo, bussava alla mia porta, ansimante. ‘Non ce la facevo più’, ha balbettato, occhi famelici. L’ho tirato dentro, balcone aperto, rischio alto. Le sue mani sulle mie tette, le ha strizzate forte, succhiando un capezzolo. ‘Sei una troia voyeur’, ha mormorato. ‘Sì, e tu hai un cazzo enorme’, ho risposto, palpandolo. Era spesso, venoso, cappella viola gonfia.
L’Esplosione di Pene e Fottere
L’ho spinto contro la ringhiera del balcone, ginocchia a terra. Ho ingoiato il suo pisello, gola profonda, saliva che colava. Lui gemeva, ‘Cazzo, sì, succhialo tutto’. Le palle in bocca, lingua sul perineo. Una macchina in strada, fari che sfioravano noi. Paura, eccitazione pura. Mi ha tirata su, mi ha girata, gonna alzata. ‘Ti fotto la fica ora’. Dita dentro, tre, mi ha aperta, succhi zuppi. ‘Sei fradicia, puttana’.
Mi ha penetrata da dietro, cazzo che spaccava, colpi secchi. ‘Più forte, scopami!’, urlavo piano, mano in bocca per non farmi sentire. Le tette che ballavano, il suo bacino che sbatteva sulle chiappe. Ha afferrato il clitoride, sfregato, io ho squirtao, liquidi sulle piastrelle. ‘Vengo dentro?’, ha chiesto. ‘Sì, riempimi la figa di sborra!’. Ha esploso, caldo, profondo, gemiti soffocati. Io tremavo, orgasmo multiplo.
Ci siamo accasciati, sudati, balcone ancora aperto. Lui è scappato dopo un bacio, ‘Da rifare’. Io dentro, fica che gocciolava, odore di sesso nell’aria. Ora ogni luce accesa nel palazzo mi fa fremere. Quei vicini? Potrebbero sapere. Questo segreto carnale ha cambiato tutto: la mia coproprietà è un nido di fica e cazzi proibiti. Non vedo l’ora di spiare ancora.