Mi chiamo Sofia, 32 anni, mora con curve italiane che fanno girare la testa. Abito in un palazzo vecchio al centro di Roma, balcone che dà sulla corte interna. Ogni mattina, caffè in mano, mi godo l’aria fresca. Odore forte di espresso che sale dalla tazza. Stamattina, luce tamisée negli appartamenti intorno, tende che si muovono piano. Sento una macchina passare in strada, rombo basso.
Esco sul balcone in mutandine bianche di cotone, reggiseno leggero e vestitino corto. Ho una voglia leggera di pisciare, ma la ignoro. Dall’altra parte, Marco, il vicino di 22 anni, timido studente, esce sul suo balcone. Capelli arruffati, solo boxer larghi. Ci salutiamo con un sorriso. ‘Buongiorno Sofia, bella giornata eh?’ dice con voce bassa, occhi che scivolano sul mio seno. Io arrossisco un po’, ma ricambio lo sguardo. Prossimità del vicinato, così vicini, finestre aperte. Sento l’adrenalina, quel brivido proibito. Parliamo del più e del meno, tempo, vicini pettegoli. Ma la mia vescica si riempie. Stringo le cosce piano, senza farmi vedere. Lui mi fissa le gambe, ride nervoso. ‘Sembri agitata, tutto ok?’ Io esito, ‘Sì… solo un po’ di… fretta.’ Il cuore batte forte. Tenda del vecchio al piano di sopra si muove appena, qualcuno ci spia? Il desiderio sale, proibito, così vicino eppure intoccabile.
Lo Sguardo Caldo Tra I Balconi
Non ce la faccio più. La pressione è enorme, come una diga che cede. ‘Marco, non ridere, ma… devo pisciare da morire e il bagno è lontano.’ Lui spalanca gli occhi, eccitato. ‘Qui? Sul balcone?’ Io annuisco, terrorizzata e bagnata di eccitazione. Una macchina frena in strada, rumori della città. Stringo la mano tra le cosce, ma un getto caldo sfugge. ‘Cazzo, sto pisciando!’ gemo. La mutanda si bagna, urine calde colano giù per le gambe, gocciolano sul pavimento del balcone. Odore acre si mescola al caffè. Lui ansima, tira giù i boxer, la sua cazzo dura salta fuori, grossa, venosa, cappella rossa. ‘Porca troia Sofia, pisci ancora, sei una troia bagnata!’ Si sega piano, occhi fissi sulla mia fica che sgocciola.
L’Esplosione Bagnata e la Seghetta Mutua
Mi infilo la mano nelle mutande fradice, dita sul clitoride gonfio. ‘Guardami Marco, la mia piscia calda sulla tua cazzo!’ Continuo a pisciare, fiotti forti che schizzano, bagnano le caviglie. Paura che la vicina esca, che senta il rumore liquido. Lui accelera, ‘Ti scopo con gli occhi, ficami la lingua nella tua fica pisciata!’ Io mi tocco furiosa, clitoride duro come un sasso, entra un dito nella fica scivolosa di piscia e umori. Geme forte, ‘Vengo, cazzo!’ Sborra bianca schizza sul suo balcone, fiotti potenti. Io vengo subito dopo, orgasmo che mi fa tremare, ‘Sììì, la tua sborra mi fa squirtare!’ Gambe molli, piscia e squirt misti sul pavimento. Ansimiamo, sudati, luce del sole che filtra ora più forte.
Ci guardiamo, complici, sudati e appagati. ‘Questo resta tra noi, eh?’ sussurra lui, riponendo la cazzo ancora gocciolante. Io annuisco, asciugo le gambe con il vestitino. Rientro, bagno finalmente libero, ma il segreto brucia. Ora ogni balcone, ogni tenda mossa, mi eccita. La coproprietà non è più la stessa: so che sotto quelle finestre ci sono fica bagnate, cazzi duri, desideri proibiti. Il brivido di essere osservata? Non vedo l’ora del prossimo caffè.