Ero sul balcone, con l’espresso in mano, l’odore forte del caffè che mi riempiva le narici. La sera calava piano su Roma, un’auto passava lenta in strada, rombando piano. Dall’appartamento di fronte, la luce tamisée filtrava dalla tenda semiaperta. Lui, Marco, il vicino single del terzo piano, alto e muscoloso, tornava dal gym. Lo vedevo togliersi la maglietta sudata, i pettorali lucidi di sudore. Cazzo, che spettacolo. Mi sono avvicinata alla ringhiera, la vestaglia leggera che scivolava un po’, lasciando intravedere i capezzoli duri.

Lui ha alzato gli occhi. Mi ha beccata. Un sorriso lento, malizioso. La tenda si è mossa appena, come se esitasse. Io non mi sono mossa, sentivo la fica pulsare già. ‘Ti piace guardarmi, eh?’, ho pensato. Lui si è passato una mano sul pacco, gonfio sotto i pantaloni da ginnastica. Il cuore mi batteva forte, l’aria fresca mi accarezzava le cosce nude. Un vicino ha chiuso una finestra al piano di sotto, rumore secco. Paura? No, eccitazione pura. Ho lasciato cadere la vestaglia, tette al vento, mano tra le gambe. Lui ha annuito, tipo ‘vieni qui’.

Lo Sguardo che Accende il Fuoco

Non ce l’ho fatta più. ‘Entra dal portone’, gli ho mandato un messaggio veloce – ci eravamo già incrociati, sguardi carichi. Cinque minuti dopo, bussava. ‘Ho visto tutto, troia italiana’, ha ringhiato aprendosi la porta, spingendomi contro il muro. Bacio bagnato, lingue che si divoravano. ‘Fammi vedere quella fica’, ha ordinato, slacciandomi il reggiseno. Le sue mani ruvide sui miei seni, pizzicava i capezzoli duri come sassi. Io gli ho abbassato i pantaloni: cazzo enorme, venoso, cappella viola gonfia. ‘Succhia’, ha detto. In ginocchio, l’ho preso in bocca, saliva che colava, gola piena. Godeva, ‘Brava puttana del vicinato’.

La Scopata Selvaggia contro la Finestra

Mi ha alzata, contro la finestra aperta sul cortile. ‘Scopami qui, che ci vedano tutti’, ho gemito. Mi ha aperto le cosce, dita dentro la fica fradicia, ‘Sei una fontana’. Poi il cazzo, duro come ferro, mi ha sfondata. Spinte violente, palle che sbattevano sul culo. ‘Ah sì, fottimi forte!’, urlavo piano, temendo i vicini. La luna illuminava i nostri corpi sudati, odore di sesso e caffè mescolati. Mi ha girata, a pecorina contro il vetro, tette schiacciate, lui mi martellava la fica da dietro, mano sul clitoride. ‘Sto per venire, riempimi!’, ho supplicato. Ha accelerato, grugnendo, ‘Prendi la mia sborra’. Calda, abbondante, mi ha inondata dentro, gocciolando sulle cosce.

Ci siamo accasciati sul pavimento, respiri affannati. ‘Non dirlo a nessuno’, ha sussurrato baciandomi il collo. Si è rivestito, sparito nel buio del palazzo. Io, nuda sul tappeto, fica che pulsava ancora, ho sorriso. Ora ogni luce accesa nel condominio mi fa bagnare. Quel segreto carnale ha cambiato tutto: i vicini non sono più solo facce, sono potenziali cazzi affamati. Domani lo rifacciamo? L’odore del suo sperma mi resta addosso, adrenalina pura.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *