Era una sera d’estate afosa, qui a Napoli. Io, Sofia, sul mio balcone con una tazza di caffè forte, l’odore che si mescola all’aria salmastra del mare. Di fronte, l’appartamento dello Zio Gino, 62 anni, pensionato, pelle liscia e dorata come caramello, capelli grigi in codino. Lo vedo sempre, lui. Single da anni, si spoglia piano dopo cena. Stanotte, luce fioca, tenda che si muove appena. Lui nudo, cazzo semi-mollo che dondola mentre si asciuga.

Io indosso solo una canottiera trasparente, mutandine minuscole. So che mi guarda. L’ho notato da settimane: occhi fissi quando stendo i panni, gonna corta che vola. Stasera alzo il caffè, fingo di bere piano. Sento il suo sguardo, come una carezza calda sulla figa. Passa una macchina in strada, rumore che rompe il silenzio. Mi giro, tenda sua si apre di un filo. Lui lì, mano sul cazzo, che si tocca piano. Cazzo, mi eccita. Mi siedo sul bordo, apro le gambe un po’. Mutandine bagnate già. Lui ansima? Non sento, ma immagino.

Sguardi Caldi Attraverso le Tende

Domani mattina, caffè sul balcone di nuovo. Lui esce, short larghi, pelle lucida di crema. ‘Buongiorno Sofia, bella giornata eh?’ Voce rauca. Io in bikini minuscolo, tette che spingono fuori. ‘Sì Zio Gino, fa caldo… troppo.’ Lui fissa le mie cosce, suda. Passo la mano sul ventre, fingo di sistemare. Sento la figa pulsare. ‘Vieni a prendere un caffè da me?’ dice, occhi che implorano. Io esito. ‘Va bene… ma solo un minuto.’ Cuore che batte forte. Rischio che i vicini vedano, finestre aperte ovunque.

Entro, odore di uomo solo, caffè fresco. Balcone suo, affacciato sul mio. Chiudiamo la tenda a metà, luce tamisée. ‘Ti ho vista ieri sera,’ mormora, mano sulla mia schiena. Io arrossisco, ma figa fradicia. ‘Anch’io te… col tuo bel cazzo liscio.’ Lui geme, mi tira a sé. Bacio bagnato, lingua che scava. Mani sue sulle tette, pizzica i capezzoli duri. Io gli slaccio lo short, cazzo duro salta fuori, grosso, venoso, cappella rossa gonfia. ‘Cazzo Sofia, sei una troia… succhialo.’ Mi inginocchio, balcone semi-aperto. Rischio che qualcuno passi sotto.

La Scopata Proibita e il Rischio di Essere Scoperti

Lo prendo in bocca, profondo, linguate sul frettolo. Lui ansima, ‘Brava puttanella, ingoialo tutto.’ Succhio forte, saliva che cola, palle lisce in mano. Auto passa, freno stridente. Paura mista a eccitazione, figa che gocciola. Mi alzo, lo spingo sul divano. ‘Scopami ora, Zio.’ Mi sdraio, gambe aperte, figa rasata esposta. Lui entra di colpo, cazzo spesso che mi spacca. ‘Ahhh cazzo, sei strettissima!’ Pompa selvaggio, pacate sulle chiappe. Io urlo piano, ‘Più forte, fammi venire!’ Tette che rimbalzano, sudore che cola.

Sento voci dal balcone vicino, vicini che chiacchierano. ‘Shhh,’ dico, ma lui accelera, mano sulla bocca mia. Figa contrae, vengo urlando muta, succhi suo cazzo. Lui esplode dentro, sborra calda che riempie. ‘Prendila tutta, troia mia.’ Crolliamo, ansimi. Tenda si muove col vento, rischio visto.

Dopo, caffè in silenzio. ‘Non dirlo a nessuno,’ sussurra. Io sorrido, ‘Il nostro segreto.’ Ora ogni balcone è carico, ogni tenda un invito. Il quartiere? Un playground erotico. Lo Zio Gino mi saluta ogni mattina, occhi complici. Figa mia freme già per la prossima volta.

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