Ero sul mio balcone, lunedì sera, con una tazza di caffè fumante in mano. L’odore forte mi riempiva le narici, mischiato all’aria umida della città. Di fronte, appartamento 3B, tende socchiuse, luce gialla tamisata. Lui, Alessio, il vicino single che saluto sempre con un sorriso. Alto, muscoloso, tipo stallone. Lo vedo spesso rientrare tardi, camicia aperta sul petto villoso.
Stasera… cazzo. Si spoglia piano. Camicia via, pantaloni giù. Il suo cazzo balza fuori, già mezzo duro, grosso, venoso. Si siede sul divano, mano che lo afferra, su e giù lento. Io mi fermo, cuore che pompa. Le mie mutande si bagnano all’istante. Lui accelera, gemiti sordi che immagino. Un’auto passa in strada, freni stridono, mi nascondo un po’ dietro la pianta. Ma non riesco a staccare gli occhi. La sua cappella luccica di pre-sborra.
Lo Sguardo che Brucia Attraverso le Tende
Poi… alza lo sguardo. Le nostre finestre si fronteggiano, 20 metri. Mi vede? Io sono in vestaglia leggera, tette libere che premono sul tessuto. Lui sorride, non smette di segarsi. Cazzo, mi sta guardando. Io arrossisco, ma le dita scivolano sotto, sfioro la fica gonfia. Un brivido. Lui annuisce piano, come a dire ‘vieni’. La tensione sale, proibita, vicini di casa, se ci beccano…
Mercoledì, scale condominiali. Lo incontro. ‘Buonasera Giulia’, voce bassa, occhi che mi mangiano. ‘Hai dormito bene l’altro sera?’, sussurra. Io balbetto, ‘S-sì… e tu?’. Ride, mano sul mio braccio, pelle che brucia. ‘Pensavo a te’. Sali da me, dico io, caffè? No, dice, tu. Entriamo, porta chiude. Balcone aperto, notte calda.
Mi spinge contro il muro, bocca sulla mia, lingua dentro, famelica. ‘Ti ho vista, troia voyeur, la tua fica che luccicava’. Le mani sotto la gonna, mutande strappate. Le mie dita sul suo pacco, cazzo duro come ferro. ‘Fottimi, Alessio, qui, dove tutti possono vedere’. Lo tiro giù i pantaloni, ingoio la cappella, salata, pulsanti. Succhio forte, lui geme, ‘Cazzo sì, troia del palazzo’.
La Scopata Selvaggia col Rischio di Essere Visti
Mi gira, gonna su, fica esposta all’aria. ‘Guarda di là, luci accese, vicini in giro’. Entra di colpo, cazzo che spacca, umido, profondo. Urlo piano, ‘Più forte, spaciami!’. Pompa selvaggio, palle che sbattono sul mio culo, tette che rimbalzano. Paura: una finestra si accende di fronte, ombre. ‘Se ci vedono…’, ansimo. ‘Meglio, che vedano come ti riempio’. Mi scopa senza pietà, dita sul clito, vengo squirting sul balcone, gambe tremanti.
Mi sbatte a pecorina contro la ringhiera, cazzo in gola al mio culo stretto. ‘Prendilo tutto, puttana del vicinato’. Spingo indietro, lo mordo dentro, sudore che cola. Lui ruggisce, sborra caldo dentro, fiotti che colano giù le cosce. Crollo, fiato corto, odore di sesso nell’aria. Un vicino tossisce sotto, ci geliamo, ridiamo piano.
Ora, ogni volta che esco, lo vedo, occhi complici. Il palazzo non è più lo stesso: finestre sospette, balconi che chiamano. Quel segreto carnale mi fa eccitare di continuo. Chissà chi spia noi, ora. La coproprietà è un bordello nascosto, e io ne sono la regina bagnata.