Ero sul balcone, sorseggiavo il mio caffè nero, forte, che profumava l’aria tiepida della sera. Milano dormiva piano, un’auto lontana rombava nella via. Le luci della città si accendevano sparse. Di fronte, nell’appartamento gemello, la tenda si mosse appena. Lui. Marco, il vicino single, quello con gli occhi scuri e il corpo da palestra. Lo vedevo sempre andare e venire, ma stasera… la luce era soffusa, gialla, intima.

Si tolse la camicia piano, muscoli tesi sotto la pelle olivastra. Sudava ancora dal lavoro, forse. Buttò la maglietta sul divano. I pantaloni seguirono. Rimase in boxer, gonfi. Si girò verso la finestra, come se sapesse. I nostri sguardi si incrociarono. Io, in vestitino leggero, senza reggiseno, capezzoli duri contro il tessuto. Lui sorrise, malizioso. Iniziò a strofinarsi sopra il tessuto, cazzo che pulsava visibile.

Lo Sguardo Proibito dalla Finestra

Il cuore mi batteva forte. ‘Cazzo, mi sta guardando’, pensai. L’odore del caffè si mescolava al mio sudore eccitato. La tenda oscillava piano col vento. Allungai una mano sotto la gonna, toccai la figa già bagnata. Niente mutande, come al solito la sera. Lui accelerò, boxer abbassati. Il suo cazzo duro, spesso, venoso, balzò fuori. Si segava lento, occhi fissi su di me. Io aprii le gambe sul sedia, mostrai la mia fica rasata, lucida. ‘Vieni…’, mormorai tra me.

Non resistette. Fece cenno col dito, ‘ora’. Io annuii, tremante. Bussò piano alla porta del balcone comune, quella che dava sul cortile. Aprii, lui entrò, sudato, cazzo dritto come un palo. ‘Non ce la facevo più, cazzo’, disse rauco, afferrandomi i fianchi. Le sue mani ruvide sotto la gonna, dita che sfondavano la fica fradicia. ‘Sei una troia voyeur, eh?’, rise basso. Io gemetti, ‘Sì, scopami qui, che ci vedano tutti’.

Sesso Selvaggio col Rischio di Essere Scoperti

Mi spinse contro la ringhiera, vestitino alzato. La sua cappella grossa premette sulla mia entrata, bagnata da morire. Entrò di colpo, ‘Ahhh!’, urlai piano, mordendomi il labbro. Mi fotteva forte, pacate secche, palle che sbattevano sul mio culo. ‘Guarda di là, la signora Rossi potrebbe vedere’, ansimò lui, ridendo. Io guardai: luce accesa di lato, tenda ferma. Paura mista a goduria pura. Le sue mani strizzavano le mie tette piccole e sode, capezzoli tirati a morsi. Io gli graffiavo la schiena, ‘Più forte, spaciami la fica!’.

Cambiammo: lo feci sedere sulla sedia, mi misi sopra, cavalcandolo selvaggia. Il suo cazzo mi riempiva tutta, sfregava il clito a ogni rimbalzo. Sudore colava tra noi, odore di sesso pesante. Un rumore di passi giù in cortile, macchina che parcheggiava. ‘Shhh, ci sentono’, sussurrò lui, ma spinse su più duro. Io venni prima, figa che si contraeva, succhiandolo. ‘Cazzo, sì!’, grugnii. Lui esplose dentro, sborra calda che mi inondava, traboccava giù sulle palle.

Ci staccammo lenti, ansimanti. Sperma colava sulle mie cosce, lo sentivo appiccicoso. Lui mi baciò il collo, ‘Sei una bomba’. Ci rivestimmo veloci, sguardi complici. Tornò di là, tenda richiusa. Io rientrai, caffè freddo sul tavolo. Ora ogni luce accesa nel palazzo mi fa fremere. Quel segreto carnale ha cambiato tutto: i vicini non sono più solo facce, sono desideri proibiti. Domani? Chissà chi guarda me.

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