Ero lì, sul mio balconcino stretto a Roma, con una tazza di caffè fumante in mano. L’odore forte mi riempiva le narici, mentre il sole del pomeriggio filtrava tra i panni stesi. Di fronte, l’appartamento del vicino, Luca, quello single con gli occhi da lupo. Il rideau suo si muoveva appena, come se mi stesse guardando. Io, con la vestaglietta leggera che mi lasciava le tette libere, sentivo un brivido. ‘Cazzo, mi sta fissando’, pensai, e invece di chiudere, mi stirai piano, lasciando intravedere i capezzoli duri.

I primi sguardi erano stati casuali. Una settimana fa, l’ho visto lui, nudo dopo la doccia, la cazzo semi-dura che dondolava mentre si asciugava. Ho sentito la fica bagnarsi all’istante. Da allora, ogni sera, ci beccavamo. Io aprivo un po’ le gambe sul divano, fingendo di non sapere. Lui accendeva la luce bassa, si toccava piano attraverso i pantaloni. L’interdetto del vicinato mi eccitava da morire. ‘E se ci vede qualcun altro?’, mi chiedevo, ma la figa pulsava lo stesso.

Sguardi Caldi dalla Finestra

Ieri sera, la tensione ha craqueato. Ho sentito la sua porta aprirsi, passi sul pianerottolo. Bussò piano. ‘Maria? Ho visto la tua luce… caffè?’. La sua voce rauca, e io, con solo le mutandine addosso, aprii. ‘Entra, Luca, ma zitto, eh?’. Odore di sudore maschile, corpi vicini. Ci sedemmo in cucina, ma i nostri ginocchi si sfioravano. ‘Ti ho vista ieri sera, dal balcone’, disse lui, mano sulla mia coscia. Io arrossii, ma aprii le gambe. ‘E ti è piaciuto?’. Lui annuì, e mi baciò il collo. ‘Cazzo, sì, la tua fica rasata…’

Lo portai sul balcone, al buio, ma con la luce accesa dentro, visibile dalla strada. ‘Qui? Sei pazza?’, rise lui, ma già mi abbassava le mutande. Mi girai, mani sulla ringhiera, culo in fuori. Sentii la sua lingua leccarmi la fica da dietro, bagnata e gonfia. ‘Mmm, sa di buono, troia’. Io gemevo piano, ‘Lecca più forte, Luca, ma piano, passa una macchina…’. Il rumore della Fiat in strada mi fece tremare. Lui si alzò, cazzo duro come ferro, 18 cm di vena pulsanti. Me lo strusciò sul culo, poi entrò piano nella fica, stretto e caldo. ‘Ahhh, sì, scopami!’. Spingeva forte, pacche sul culo, tette che ballavano.

La Scopata Selvaggia con Rischio Occhi

‘Guardami negli occhi mentre ti riempio’, ansimò, girandomi. Mi sedetti sulla sedia del balcone, gambe aperte, e lo presi in bocca. Succhiavo il glande, saliva che colava, palle in mano. ‘Cazzo, Maria, sei una porca’. Lui mi scopava la bocca, poi mi rimise in piedi, contro il muro. Mi penetrò di nuovo, figa che schizzava, clitoride strofinato. ‘Vieni, troia, fai la puttana per me’. Io urlavo piano, ‘Sto venendo, cazzo, non fermarti!’. Lui esplose dentro, sborra calda che colava sulle cosce. Un vicino tossì da sotto, ci gelammo, ma ridemmo eccitati.

Tornati dentro, sudati e appiccicosi, ci baciammo. ‘Questo resta tra noi’, sussurrò. Io annuii, ma ora ogni finestra è un segreto. Il quartiere non è più lo stesso: ogni ombra, ogni tenda mossa, mi fa bagnare. Luca mi saluta con un occhiolino, e io so che presto ripeteremo. L’adrenalina dell’essere viste… non smette di farmi venire.

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