Ero sul balcone, caffè in mano, quell’odore forte che mi pizzicava il naso. Sera umida a Roma, luce arancione dalla finestra di fronte. Luca, il vichino sexy, tornato dopo cinque anni. Lo vidi scendere dall’auto, camicia aperta sul petto abbronzato. I nostri occhi si incrociarono. Indossavo una vestitina di cotone bianca, sottile, senza mutande né reggiseno. Il sudore la rendeva trasparente, i miei capezzoli duri si intravedevano netti.

Lui si fermò, sguardo fisso. Vidi il rigonfiamento nei pantaloni. Un’auto passò lenta in strada, clacson lontano, ma noi immobili. Sorrisi, mi stirai piano, lasciando che la gonna salisse, mostrando la fica rasata. Lui deglutì, mano sul pacco. ‘Ehi, Sofia’, gridò piano. ‘Bentornato, figo’, risposi maliziosa. Il cuore mi batteva forte, adrenalina pura. Sapevo che il vecchio di fianco poteva spiare dal suo balcone.

Lo Sguardo che Brucia dall’Appartamento di Fronte

Il telefono vibrò: ‘Sei nuda lì sotto? Vengo da te’. ‘No, aspettiamo’, ma lo volevo già. Dieci minuti dopo, bussò alla porta. Aprii, lui entrò affamato, mi schiacciò contro il muro. ‘Cazzo, mi sei mancata’, ringhiò, mani sulle tette. Le strinse, pizzicò i capezzoli. Io gemi piano, ‘Shh, i vicini…’. Ma gli slacciai i jeans, il cazzo duro saltò fuori, grosso, venoso.

Lo presi in bocca lì, in cucina, luce accesa. Succhiavo vorace, saliva che colava, leccavo le palle. Lui mi teneva la testa, ‘Brava troia, ingoialo tutto’. Ce l’avevo in gola, mi scopava la bocca. Paura che sentissero i gemiti, il rumore bagnato. ‘Spingi di più’, lo implorai tra un colpo e l’altro. Lui accelerò, mi venne in faccia, sborra calda che mi colava sul mento. La leccai, occhi nei suoi.

‘Non è finita’, dissi, eccitata da morire. Lo portai sul balcone, notte buia ma luci accese di fronte. Mi spogliò, nuda contro la ringhiera. ‘Qui? Ci vedono!’, sussurrai, ma aprii le gambe. Lui in ginocchio, mi leccò la fica, lingua sul clito gonfio. ‘Sei fradicia, puttana’. Due dita dentro, poi tre, mi fottette con la mano mentre succhiava. Gemi forte, un vicino accese la luce, terrore misto a godimento. Venni urlando piano, succhi sul clito.

La Scopata Intensa col Terrore di Essere Visti

Mi girò, mi piegò sulla ringhiera, cazzo in fica di colpo. ‘Ah sì, scopami!’, gridai. Pumate violente, palle che sbattevano. ‘Ti piace col rischio, eh?’. ‘Sì, fottimi più forte!’. Sentivo occhi su di noi, adrenalina folle. Mi tirò i capelli, mi schiaffeggiò il culo. ‘Dimmi che sei la mia troia’. ‘Lo sono, Luca, la tua troia del vicinato!’. Cambiò, lubrificante dalla borsa, dito nel culo. ‘Prendilo lì’. Grugnii, piano, poi il cazzo entrò, stretto, doloroso e buono. Mi fotté il culo, mano sulla fica, pollice sul clito.

Venni di nuovo, contraendomi, lui grugnì e mi riempì di sborra calda. Restammo lì, sudati, ansimanti. Un rumore di passi giù, ci ritirammo ridendo piano. ‘Cazzo, che botta’, disse lui, baciandomi. Ci rivestimmo, lui uscì con un occhiolino.

Ora ogni volta che vedo le sue finestre, o quelle degli altri, mi bagno. Il quartiere è cambiato: pieni di segreti sporchi. Aspetto il prossimo sguardo.

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