Stavo sorseggiando il caffè sul balcone, l’odore forte che mi saliva nelle narici. Era sera, luce tamisée dall’appartamento di fronte. La moto rombava in strada, quel suono basso che mi fa tremare le cosce. Lui, Marco, il vichino del piano di sotto, parcheggiava la sua Honda nera, lucida, giapponese. Lo guardavo da dietro la tenda che ondeggiava piano col vento. E lui… alzava lo sguardo. I nostri occhi si incrociavano. Cazzo, quel sorriso malizioso. Sapeva che lo spiavo.
Da settimane era così. Ogni mattina, caffè in mano, lo vedevo salire le scale, muscoli tesi sotto la maglia attillata, profumo di cuoio e benzina che saliva fino a me. Pensavo alla sua verga dura, a come doveva pulsare. Proibito, vicinissimi, un palazzo intero tra noi. Ma l’adrenalina… uff, mi bagnava la fica solo a immaginarlo. Ieri, un’auto è passata lenta in strada, ho trattenuto il fiato. Rideau mosso appena, lui ha strizzato l’occhio. Stasera, basta giochi.
Sguardi Rubati dal Balcone
Ho bussato piano alla sua porta, cuore in gola. ‘Entra, Sofia’, ha detto con voce roca, sudato dalla doccia post-moto. L’appartamento odorava di uomo, umido. Ci siamo guardati, silenzio elettrico. ‘Ti vedo sempre, sai?’, ho sussurrato. Lui ha riso, mi ha tirato dentro, porta socchiusa. Mani sulle tette, bocca sulla mia. ‘Spogliati’, ha ordinato. Ho obbedito, mutande a terra, fica già fradicia. Lui si è calato i pantaloni, cazzo enorme, venoso, dritto come un palo.
La Scopata Selvaggia con Rischio
Mi ha piegata contro la finestra aperta, balcone di fronte al mio. ‘Scopami, Marco, forte’, ho gemuto. È entrato di colpo, fino in fondo, mi ha riempita. ‘Che fica stretta, troia’, grugniva, spinte violente, palle che sbattevano sul mio culo. Sudore che colava, respiro affannato. Paura che i vicini sentissero, luce accesa di lato, tenda che sbatteva. ‘E se ci vedono?’, ho ansimato, eccitata da morire. ‘Che guardino, puttana’, ha ringhiato, una mano sul clito, sfregava duro. Io venivo, urlavo piano, corpo scosso. Lui ha accelerato, ‘Prendo il tuo culo ora’. Mi ha girata, saliva sul buco, spinto dentro. Dolore e piacere, ‘Cazzo, sì!’. Pompatura selvaggia, rischio totale, macchina in strada che rallenta.
È venuto dentro, caldo, profondo, io tremavo ancora. Ci siamo accasciati sul pavimento, corpi appiccicosi, risate nervose. ‘Non dirlo a nessuno’, ha bisbigliato, bacio sul collo. Ho annuito, secret condiviso. Ora, ogni volta che vedo una tenda muoversi, o sento una moto, mi bagno. Il palazzo non è più lo stesso. Quei vicini anonimi? Potrebbero essere complici, o prossimi. L’adrenalina resta, e io… voglio di più.