Ero sul balcone ieri sera, con il caffè in mano, quell’odore forte che mi riempiva le narici. La macchina è passata lenta in strada, rombando piano, e ho alzato gli occhi verso l’appartamento di fronte. Luce tamisée, tende socchiuse che si muovono appena con la brezza. Loro erano lì, quattro tizi muscolosi, seduti intorno a un tavolo, cuffie VR in testa, che giocavano intensi. Il capo, quello con i capelli scuri e occhi azzurri, sudava già, si è tolto la maglietta. Dio, quel torso… pettorali duri, addominali scolpiti, tatuaggi che luccicavano sotto la lampada.
Mi sono avvicinata alla ringhiera, il cuore che batteva forte. Lui ha inclinato la testa, come se sentisse il mio sguardo. E bum, i nostri occhi si sono incrociati attraverso i vetri. Ha sorriso, malizioso, senza staccare la cuffia. Gli altri ridevano, gridavano comandi al gioco, ma lui… lui mi fissava. Ho sentito un calore tra le gambe, la fica che si bagnava piano. Ho lasciato cadere la vestaglia, restando in mutandine sottili, i capezzoli duri contro l’aria fresca. Il rideau si è mosso di nuovo, e lui ha annuito, come a dire ‘continua’.
Lo Sguardo che Brucia Attraverso i Vetri
La tensione saliva, proibita, con i vicini che potevano passare da un momento all’altro. Ho infilato una mano nelle mutande, sfiorandomi la clitoride gonfia, mordendomi il labbro. Lui si è alzato, ha spento la luce principale, ma il bagliore dello schermo illuminava il suo corpo. Gli amici uscivano uno a uno, pacche sulle spalle, rumori di sedie. Restava solo lui. Mi ha fatto cenno col dito: vieni.
Non ci ho pensato due volte. Sono scivolata dentro, ho preso le scale di corsa, cuore in gola. Bussare piano alla sua porta. Si è aperto, nuda la sua pelle sudata, odore di uomo e sudore. ‘Ti ho vista, troia voyeur’ ha ringhiato, tirandomi dentro. Le sue mani ruvide sulle mie tette, pizzicando i capezzoli. ‘Mi fai impazzire da giorni’. L’ho spinto contro il muro, baciandogli il collo salato, sentendo il suo cazzo duro premere contro la mia pancia attraverso i pantaloni.
La Scopata Selvaggia con il Rischio di Essere Scoperti
‘Qui? Con tutti che possono sentirci?’ ho sussurrato, eccitata dalla paura. La finestra aperta, voci dalla strada, un’auto che frena. ‘Sì, proprio qui’ ha risposto, strappandomi le mutande. Mi ha girata, schiacciandomi contro il vetro freddo del balcone interno. Il suo cazzo enorme, venoso, mi ha sfregato la fica bagnata. ‘Sei fradicia, puttana’. Un colpo secco, dentro fino in fondo. Ho urlato piano, la sua mano sulla bocca. Scopava forte, ritmico, il suo bacino che sbatteva contro il mio culo. ‘Guarda fuori, magari ci vedono’ ha gemuto, afferrandomi i fianchi.
Ogni spinta mi spingeva contro il vetro, tette schiacciate, fica che pulsava intorno al suo cazzo spesso. Sudore che colava, odore di sesso nell’aria. ‘Vengo, cazzo’ ha grugnito, accelerando. Io tremavo, clitoride sfregato dal suo pube, orgasmo che mi squassava. Mi ha riempito di sborra calda, spruzzi potenti dentro di me, gocciolante sulle cosce. Restammo così, ansimanti, il suo cazzo ancora mezzo duro dentro.
Poi, piano, ci siamo staccati. Mi ha passato una salvietta, un bacio ruvido. ‘Torna domani, se vuoi’. Sono rientrata di soppiatto, gambe molli, fica dolorante e piena. Ora ogni luce accesa nel palazzo mi fa fremere. Quel segreto carnale ha cambiato tutto: i vicini non sono più solo facce, sono desideri nascosti. E io? Io voglio di più.