Ero sul mio balcone, con la tazza di caffè fumante in mano, l’odore forte che mi riempiva le narici. La sera calava piano su Roma, luci tamise negli appartamenti intorno. Di fronte, nell’appartamento di Max, il mio vicino di settant’anni passati, la tenda si muoveva appena. Lui era lì, seduto sul divano, solo da quando la moglie Françoise era morta. Lo spiavo da settimane. I suoi occhi, ancora vivi, brillanti come diceva lui nei suoi monologhi ad alta voce che sentivo attraverso la finestra aperta.
Una macchina passò in strada, rombando piano, e io rabbrividii. Il cuore mi batteva forte. Lui alzò lo sguardo, proprio verso di me. I nostri occhi si incrociarono. Non distolsi lo sguardo. Sorrisi, un po’ sfacciata, lasciando che la vestaglia si aprisse quel tanto che bastava per mostrare il bordo del seno. Lui non si mosse, ma vidi la sua mano stringere il bracciolo. ‘Buonasera, signorina’, gridò piano, con quella voce rauca da anziano italiano. ‘Entra, se vuoi un caffè vero.’ Esitai. L’interdetto del vicinato mi eccitava da morire. La coproprietà, con tutti quei pettegoli… ma l’adrenalina saliva.
Gli Sguardi Caldi dalla Finestra
Entrai da lui quella sera. La porta socchiusa, come se mi aspettasse. ‘Siediti, bella’, disse, versando caffè bollente. Parlava di Françoise, dei loro amplessi passati, occhi che luccicavano. ‘Facevamo l’amore come matti, lei urlava forte.’ Io arrossii, ma sentii la fica bagnarsi. La vicinanza, il suo profumo di uomo maturo, tabacco e caffè. Le nostre ginocchia si sfiorarono. ‘Tu mi guardi sempre, eh?’, mormorò. Annuii, mordendomi il labbro. La mano sua scivolò sulla mia coscia. ‘Ho visto come ti tocchi pensando a me.’
L’Incontro Esplosivo e il Sesso Senza Freni
Non resistemmo. Lo spinsi sul divano, gli slacciai i pantaloni. Il suo cazzo, grosso e duro nonostante l’età, saltò fuori, venoso e pulsante. ‘Cazzo, Max, è enorme’, gemetti, prendendolo in bocca. Lui grugnì, afferrandomi i capelli. ‘Succhia forte, troia del palazzo.’ La luce fioca dell’abat-jour illuminava la scena, la tenda che frusciava con il vento. Paura che un vicino guardasse… un brivido elettrico. Mi alzò la gonna, strappò le mutande. ‘Fica rasata, perfetta.’ Mi penetrò di colpo, il suo cazzo mi riempì fino in fondo, sbattendomi contro il muro. ‘Scopami, dai!’, urlai piano, graffiandogli la schiena. Lui pompava selvaggio, sudato, ‘Ti riempio di sborra, puttanella.’ Sentii passi nel corridoio, una porta sbattere. Terrorizzati ed eccitati, accelerammo. Mi girò, a pecorina sul tappeto, mi leccò il culo prima di infilarlo lì, stretto e proibito. ‘Aaaah, sì, nel culo!’, gridai soffocata. Venni tremando, lui esplose dentro, sborra calda che colava.
Ci crollammo ansimanti, corpi appiccicosi. ‘Non dirlo a nessuno’, sussurrò, accarezzandomi. Uscii piano, balcone di nuovo, caffè freddo ormai. La coproprietà non era più la stessa: ogni tenda mossa, ogni sguardo, un segreto carnale che mi fa fremere. Max mi saluta ora con occhi complici. L’ho rivisto ieri, e già penso al prossimo round. Che adrenalina, essere la sua voyeur privata.